Pochi giorni fa su questa pagina il professar Giuseppe Strappa, studioso molto bravo di storia dell'architettura è tornato su un problema ricorrente nella storia della conservazione dei beni culturali: è davvero necessario ingabbiare tutti i documenti e le aree monumentali? Naturalmente è una domanda retorica che pretende una risposta negativa obbligata. Ma questa risposta negativa è soltanto una risposta ideologica, legata ad un principio astratto: la cancellata o qualsia-si recinzione equivalente è una costrizione e vieta di libero uso del monumento o dell'area monumentale. Non bisogna dimenticare che il concetto stesso di conservazione dei beni culturali è molto recente e in fin dei conti si è consolidato nell'ultimo trentennio del Novecento. Eppure in questo breve periodo c'è stato continuamente uno scontro tra le fughe utopiche in avanti e una sana diffidenza verso le stesse. Non per nulla una studiosa, che dirige un'istituzione fondamentale per la memoria cittadina, pochi anni fa ha sparato a palle di fuoco contro la Sovraintendenza che intendeva salvaguardare il Pantheon dagli emarginati, che vi si ricoveravano nelle ore notturne, con una cancellata, la quale cancellata, secondo lei, sarebbe stata un'imposizione fascista. Poi, fotografie alla mano, il Sovrintendente ha dimostrato, che la cancellata intorno e avanti al Pantheon esisteva almeno dai tempi di Ernesto Nathan, il. quale poteva essere stato tutto tranne che fascista. ImmagineImmagiDel resto mia nonna a metà degli anni trenta mi aveva mostrato la cancellata ? scomparsa poi in tempo di guerra per la raccolta dei metalli raccontandomi che di notte l'ambulacro davanti al Pantheon era stato il ricovero di tanti senza casa e che i senza casa, come i ricchi del resto, avevano l'abitudine dì "sgravare il corpo" ragion per cui 'ambulacro Diventava una autentica latrina. II chiodo fisso del libero uso dei monumenti ha raggiunto il culmine con l'altra utopica richiesta dell'apertura notturna dei Fori per potervi passeggiare sotto la luna. Ancora di recente un giornalista di vaglia, accanito difensore dei beni culturali, confessava pubblicamente il desiderio che data l'attuale crescita culturale di gran parte della cittadinanza fosse possibile regalare ai romani questa eccezionale ed irripetibile libera passeggiata, sia diurna che notturna. Non contesto che ci sia stata una crescita culturale di gran parte del pubblico romano. Ma i ripetuti atti di vandalismo contro statue o i busti al Pincio e al Gianicolo, così come contro qualsiasi superficie su cui si possa scrivere (dai muri dei palazzi alle fiancate dei mezzi pubblici), nonché il tentato furto alla Passeggiata Archeologica di una base di colonna, pesante più di una tonnellata, non insegneranno mai nulla a nessuno? Alla fine bisognerà convenire che ha già detto tutto quel celebre emistichio latino: ; «Quos Deus perdere vult, amentat».