Il 9 settembre in Consiglio le correzioni alla legge sulle strutture abusive. Accordo bipartisan ALlo studio lipotesi di riconoscere in area comunale le volumetrie abbattute «La correzione è già pronta. La porteremo allapprovazione del Consiglio regionale del 9 settembre prossimo»: lassessore al demanio marittimo della Regione Puglia, Guglielmo Minervini, lancia segnali di distensione nei confronti dei gestori degli stabilimenti balneari pugliesi, preoccupati che la "bocciatura" della parte della legge regionale sulla tutela delle coste da parte del governo, li obblighi, dal primo ottobre a smantellare le strutture. Un problema avvertito soprattutto nel Salento, dove cè la maggiore concentrazione di stabilimenti balneari realizzati con strutture precarie. La legge regionale veniva incontro alle esigenze dei gestori di stabilimenti balneari, consentendo ai titolari di concessione demaniale di mantenere le strutture «precarie e amovibili di facile rimozione, funzionali allattività turistico-ricreativa e già autorizzate per il mantenimento stagionale, anche in deroga ai vincoli previsti dalle normative in materia di tutela territoriale, paesaggistica, ambientale e idrogeologica». Ed è proprio questa la parte della legge che Roma considera «incostituzionale». «Si tratta di un equivoco - precisa Minervini - in realtà le deroghe non sono regionali, come si può evincere dalla lettura della norma, ma quelle date dalle sovrintendenze. Solo a queste volevamo riferirci, senza invadere la competenza statale. Un inciso equivoco che proveremo a cassare». La correzione della legge troverà consensi anche nel campo dellopposizione di centrodestra. Il capogruppo di Forza Italia, Rocco Palese: «Per evitare disagi e problemi agli operatori, e avendo già contribuito e votato la norma censurata, preannuncio, già sin dora, la disponibilità da parte delle opposizioni, affinché il Consiglio regionale discuta il provvedimento nella prossima seduta, al termine dellesame del Piano della salute. Spiace - conclude Palese - rilevare che, dagli atti visionati, risulta che lavvocato della Regione non si sia costituito davanti alla Corte». Ma la modifica alla legge appare come una formalità per agevolare i concessionari. E non è nemmeno lunica novità che hanno in serbo alla Regione. «Entro fine anno - annuncia lassessore al turismo, Massimo Ostillio - sarà predisposto il bando che prevede incentivi nella riqualificazione dei lidi pugliesi». In realtà si tratta dellobbligo, contenuto nella legge regionale sulla tutela delle coste, che obbliga i titolari di concessione a eliminare piattaforme, cabine e strutture realizzate in cemento armato sulle spiagge per sostituirle con altre «precarie e amovibili». Minervini, quando nacque la legge, voleva farlo in un anno, i gestori ne chiedevano cinque. Ora lobbligo scatterà nei due anni successivi allapprovazione del piano delle coste. Lobiettivo, insomma, è di riqualificare il demanio marittimo entro il 2010. Il fenomeno riguarda soprattutto la costa barese. La Regione, comunque, è disposta a mettere sul piatto un bel po di fondi europei per incentivare i titolari delle concessioni che se accettano di demolire e riqualificare, possono vedersi allungare il periodo della concessione da sei a nove anni. In cantiere cè pure la possibilità di una perequazione urbanistica. Con lassessore allUrbanistica, Angela Barbanente, Minervini e Ostillio stanno studiando la possibilità di riconoscere in parte, in altra area comunale, il diritto alle volumetrie demolite sul demanio.
PUGLIA - Incentivi per la riqualificazione dei lidi concessioni più lunghe per chi demolisce
Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato le correzioni alla legge sulle strutture abusive. La legge regionale sulla tutela delle coste era stata censurata dal governo, che considerava incostituzionale la parte che consentiva ai gestori degli stabilimenti balneari di mantenere strutture precarie e amovibili. La correzione della legge troverà consensi anche nel campo dellopposizione di centrodestra. Il capogruppo di Forza Italia, Rocco Palese, ha annunciato la disponibilità delle opposizioni a discutere il provvedimento nella prossima seduta.
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