Il proprietario dellimmobile ora è inquisito e parte lesa Laccusa è cooperazione colposa nellincendio in via Saragozza Si arrichisce di un altro indagato, il sesto, linchiesta sullincendio di palazzo Albergati. E Camillo Bersani, il proprietario dello storico edificio di via Saragozza devastato dalle fiamme l8 agosto durante i lavori di coibentazione del tetto. La situazione di Bersani (difeso dagli avvocati Michele Sesta e Nicola Mazzacuva), quindi, si complica: laccusa è di cooperazione colposa nel causare lincendio che ha procurato un danno anche alla sua stessa proprietà. Il noto scultore sarebbe quindi, contemporaneamente, indagato e parte lesa. Si tratta per gli inquirenti di un «atto dovuto», poiché laltro ieri sono arrivate le prime due denunce da parte di altrettanti inquilini nei confronti delluomo. Una delle querelanti, lavvocato Daniela Di Francia (laltro è lavvocato Francesco Antonio Maisano, anche lui titolare dellomonimo studio legale che aveva sede nelledificio), accusa Bersani di aver affidato i lavori ad una impresa inadeguata sul piano tecnico e di essere stato di fatto il direttore dei lavori del cantiere. In particolare nella denuncia si fa riferimento alle ultime modifiche nella disciplina sulla sicurezza (derivanti dal decreto legislativo 81 del 2008) che avrebbero introdotto, per le parti lese, una serie di obblighi per il committente che non sarebbero stati rispettati nellaffidamento dei lavori. «La ditta scelta da Bersani era a posto con i permessi e cera un regolare responsabile - dice lavvocato Michele Sesta - figuriamoci se poi il mio assistito, un uomo di oltre ottantanni, poteva partecipare ai. Inoltre, noi abbiamo ricevuto solo la denuncia dellavvocato Di Francia». Il 4 settembre, le parti coinvolte nella vicenda, si troveranno davanti al pm Luigi Persico, titolare dellinchiesta, per la nomina ufficiale dei consulenti incaricati di ricostruire le cause del rogo. Ad eseguire le perizie saranno il chimico Onelio Morselli e lingegner Massimo Bardazza, di Milano, che è stato già consulente della Procura di Bologna per linchiesta sullesplosione che il 23 dicembre 2006 distrusse una palazzina a San Benedetto del Querceto. I due professionisti avranno anche il compito di chiarire le cause dellepisodio avvenuto circa un mese prima del rogo (un piccolo principio di incendio) e quali erano state le misure di prevenzione in seguito adottate dai responsabili. La consulenza di Morselli, inoltre, potrà fare luce sui materiali di nuova generazione che la ditta stava utilizzando. A Camillo Bersani, ben prima di iscriverlo nel registro degli indagati, il pm Persico aveva comunque già garantito fin dalla nomina dei consulenti tecnici, «tutte le facoltà della difesa» proprio nellipotesi che venissero poi presentate delle denunce nei suoi confronti. Davanti al magistrato, oltre ai rappresentanti degli altri indagati e a quelli delle parti lese che avranno presentato denuncia, il 4 settembre sono stati invitati anche i legali di Hera e del Comune, in quanto interessati allesito degli accertamenti tecnici poiché in futuro potrebbero essere convocati come responsabili civili dellincendio. Bisognerà infatti anche chiarire la vicenda del bocchettone dellidrante (quello posizionato in via Nosadella, davanti al portone del palazzo), che i vigili del fuoco hanno potuto utilizzare solo tre ore dopo il loro arrivo in via Saragozza poiché era ricoperto da uno strato di asfalto. Con loro, come potenziale parte offesa, anche lAvvocatura dello Stato in rappresentanza del Ministero dei beni culturali. Ledificio cinquecentesco infatti era sottoposto a vincolo. Nellinchiesta di Persico erano già stati indagati per incendio colposo i due responsabili della sicurezza del cantiere, il direttore dei lavori, loperaio e il titolare dellimpresa che stavano lavorando sul tetto nel momento in cui è scoppiato lincendio.