L'edificazione è stata ridotta da 1 milione a 120mila metri cubi. Ma il Wwf farà ricorso: «È uno scempio» CENTOVENTIMILA METRI CUBI di case e servizi a 500 metri da Villa Adriana. Dopo trent'anni di ricorsi e proteste si chiude con un sì all'edificazione la storia della lottizzazione comprensorio di Ponte lucano. Là dove dovevano sorgere unmilione di metri cubi di case, pensati 40 anni fa per gli operai delle industrie del travertino e della Pirelli, spunterà una lottizzazione firmata Paolo Portoghesi, più piccola visto il ridimensionamento della vocazione industriale della città di Tivoli, oggi più luogo d'arte e cultura che di manodopera. Ma nonostante quest'evoluzione i pareri sulla costruzione restano molto distanti. È una buona soluzione intermedia per l'amministrazione comunale, resta uno scempio per ilWwf cittadino che annuncia un ricorso contro la deliberazione dello scorso 10 luglio del consiglio comunale, passata con i voti della maggioranza di centro-sinistra più due dell'opposizione. A edificare sarà una società che fa capo al gruppo Mezzaroma su terreni, circa 10 ettari, che appartennero all'ex sindaco di Roma Nathan che dà, ancora oggi, il nome alla località, nota ai residenti come ex lottizzazione Nathan. A disegnare case per quasi 10mila metri cubi e servizi per 24 mila, sarà una penna prestigiosa ma l'autorevolezza del progettista non basta come garanzia al Wwf che grida allo scandalo vista la vicinanza con la villa dell'imperatore Adriano. Altre associazioni ambientaliste come Legambiente, già protagoniste negli anni passati di battaglie contro la lottizzazione, stavolta non hanno alzato la voce visto l'attuale stato di degrado dell'area e la riduzione di cubatura (la scorsa amministrazione ha trattato con il costruttore per un progetto di 50mila metri cubi in meno rispetto a quelli legittimi). Ma al Wwf sono irremovibili: «Faremo ricorso contro il Comune - dice Massimiliano Ammannito del Wwf di Tivoli -. Perché, secondo noi, il progetto è contrario alle indicazioni del Ptpr, il piano territoriale paesaggistico della Regione che dice chiaro che non sono consentite edificazioni su aree come quella, catalogate come paesaggio naturale e paesaggio naturale agrario». Da parte sua l'amministrazione si difende facendo presente che il Ptpr non si applica agli strumenti urbanistici attuativi precedenti il 1998, anno di nascita della legge regionale che lo istituisce. La prima convenzione per l'edificazione dell'area di Ponte Lucano, è tra quelle che risalgono a più di 10 anni fa. Inoltre il Comune ha presentato delle osservazioni alla Regione, parzialmente accolte, che darebbero il via libera definitivo alla costruzione nell'area. «Non accetto una contrapposizione del tipo "partito dei palazzinari" contro "partito degli ambientalisti" -dice il sindaco di Tivoli, Giuseppe Baisi (Pd) - tanto più che l'area della lottizzazione Ponte lucano non è un luogo vergine da proteggere ma una zona degradata, con discariche abusive e capannoni. Il consiglio comunale avrebbe anche potuto dire no alla lottizzazione: oltre che presentare una variante al piano regolatore, avremmo dovuto pagare circa150milioni di euro di risarcimento al costruttore, cifra pari a 4 volte il bilancio comunale». Così, la battaglia, già passata per tribunali con un vecchio ricorso del costruttore contro il Comune vinto dal primo in consiglio di Stato, con tutta probabilità sarà di nuovo rimandata in sede legale.
Battaglia sul cemento a due passi da Villa Adriana
Il Comune di Tivoli ha approvato la lottizzazione di Ponte Lucano, un'area di 10 ettari dove sarebbero state costruite circa 10mila metri cubi di case e servizi per 24mila persone. La decisione è stata presa con la maggioranza di centro-sinistra più due voti dell'opposizione. Il WWF ha annunciato un ricorso contro la deliberazione, affermando che il progetto è contrario alle indicazioni del Piano Territoriale Paesaggistico della Regione e che l'area è un paesaggio naturale e paesaggio naturale agrario. L'amministrazione comunale si difende, affermando che il Piano Territoriale Paesaggistico non si applica agli strumenti urbanistici attuativi precedenti il 1998.
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