Più che a un convegno Fai, è stato come partecipare all'assemblea costituente di un nuovo partito. Un partito del tutto trasversale, con destra e sinistra, studenti e sacerdoti, impiegati e imprenditori, insegnanti e nobildonne. Un "partito" con un unico programma: non delegare più a nessuno la tutela dell'ambiente italiano, perché l'ambiente è come la salute, ci tocca troppo da vicino perché siano altri a occuparsene. Questo, in sintesi, il messaggio del convegno «Conservazione e partecipazione», tenutosi a cura del Fondo per l'Ambiente Italiano nell'antico ospedale romano di Santo Spirito in Sassia il 23 gennaio alla presenza di Carlo Azeglio Ciampi. Chiuse per otto ore nella grandiosa corsia ospedaliera, le ottocento persone presenti (capo dello Stato compreso) hanno ascoltato con intensa partecipazione appelli e testimonianze, idee e denunce. Molto apprezzate le esperienze di Veltroni (sindaco di Roma) e Bassolino (presidente della Campania), come pure seguitissima la "lezione" storica di Salvatore Settis sulle radici costituzionali della tutela. Applausi a scena aperta per la presidente del Fai Giulia Maria Mozzoni Crespi, che con la solita verve ha subito elencato quattro o cinque nefandezze contro il paesaggio, soffermandosi sul condono edilizio che, ha detto, fa sentire «gli onesti imbecilli». Sollecitato dalle punzecchiature della presidente Crespi, il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani (socio del Fai) ha espresso apprezzamento per l'"utopia" che il Fondo insegue, ma ha anche spiegato e difeso le linee guida che hanno ispirato la stesura del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, a proposito del quale si è detto disponibile a discuterne coi vertici dell'associazione. Dei molti altri interventi, particolarmente sentiti quello teorico di Domenico Fisichella, Vice Presidente del Senato, e quello più pragmatico di Marco Magnifico, Direttore Generale del Fai, volto a spiegare il cosiddetto "decalogo del Fai", dieci semplici proposte che intendono segnare la rotta ideale non solo dell'associazione, ma del "partito" di quelli che hanno a cuore il paesaggio italiano come si trattasse della propria salute. Dell'intervento di Marco Magnifico pubblichiamo qui uno stralcio. (M.Car.) Nel 2005 il Fai festeggerà i trent' anni di attività. Questi anni futuri saranno cruciali per la nostra Formazione. O usciremo dalla nicchia, accogliente e propositiva, ma nicchia, nella quale ci troviamo ora per condividere la nostra proposta con centinaia di miglia-ia di iscritti e non solo con i 100mila di oggi, oppure pur crescendo un po' continueremo a essere percepiti come un drappello di idealisti che, sganciati dalla maggioranza del Paese, tentano di salvarlo restaurando qualche monumento o mettendo al sicuro qualche frammento di paesaggio. Nobili azioni, per carità, ma non decisive. Per raggiungere il nostro modello e cioè il National Trust inglese coi suoi 3 milioni e 400mila iscritti (350mila solo nell'ultimo anno!) la strada è ancora lunga. Tuttavia a noi pare segnata. La voglia di percorrerla c'è, il programma ci sembra di averlo. Le forze se il programma piace e convince le chiediamo a tutti gli italiani. La ragione di questo documento sta qui; sta nel desiderio di potenziare il servizio che il Fai deve rendere al Paese per la missione che il suo statuto gli impone. Tale documento non è l'insieme delle nonne fondamentali della nostra attività. Non è neppure il manifesto del Fai o tanto meno il decalogo. Nomi troppo pomposi e ambiziosi. Questa è una semplice proposta, n termine "proposta" indica ciò che viene presentato alla considerazione e alla decisione altrui. Una proposta non è un atto univoco, al contrario è un atto che richiede la partecipazione di almeno un'altra persona. Noi, senza falsa modestia vorremmo che questa altra persona fossero... 50 milioni di italiani. Potrà sembrare strano, ma dopo la prima "proposta" che Renato Bazzoni fece alla nascita del Fai (e allora ci si prefiggeva il traguardo di mille aderenti!), il Fondo per l'Ambiente Italiano non ha più presentato al Paese nessun altro documento programmatico. Lo facciamo oggi, dopo un approfondito lavoro di analisi supportato anche da una ricerca condotta da Renato Mannheimer. Lo facciamo oggi con la consapevolezza d'essere dei giovani più adulti, anche se non ancora maturi. Nella nostra giovinezza, pur impostata su nobili valori, abbiamo commesso anche errori, tra i quali il più tipico è quello della baldanza. Una baldanza però figlia dell'utopia, senza la quale forse nulla sarebbe stato di ciò che abbiamo fatto fino a qui. Utopia, sogno, coraggio, passione. Sono doti solo giovanili e devono essere componenti essenziali d'ogni organismo vivente anche quando si avvia alla maturità? In effetti, non si può vivere senza sogni, e il sogno di aiutare il nostro Paese a essere sempre più civile e sempre più consapevole del suo territorio, della sua storia, della sua nobile tradizione è il sogno che vogliamo vivere a occhi aperti. Oggi ci rivolgiamo a tutti gli italiani, per dire con forza: partecipate, cioè «prendete parte», aderite, intervenite. L'ha sottolineato anche la Presidente Giulia Maria Mozzoni Crespi: è finita l'ora in cui gli italiani debbano ritenere che tutela e conservazione del loro inestimabile patrimonio siano problemi «dello Stato», o al massimo di «nobili istituzioni» come Italia Nostra, Wwf, Legambiente o Fai. Oggi, l'impegno personale non è più solo auspicabile: è diventato necessario. Troppi sono gli individui, troppe le necessità, troppe le problematiche perché si possa pensare di andare avanti identificando solo nelle norme e nei divieti i mezzi per evitare lo scempio, per tutelare il passato, per garantire il futuro. Impedire non basta più, oggi bisogna condividere, bisogna aggregare attorno a un progetto. E il progetto per noi è uno solo: consentire all'Italia una crescita che integri sviluppo e tutela nel segno della bellezza e dell'armonia. Nelle «Dieci proposte per l'Ambiente Italiano» non si troverà alcuna verità rivelata, non si troveranno soluzioni agli immensi problemi che ci si parano dinnanzi, non si troverà alcun uovo di Colombo. Sono solo dieci proposte di buon senso, non pensate o scritte per gli aderenti del Fai, che già frequentano da tempo questi temi, ma sono rivolte a un auditorio più vasto. Sono rivolte a quelle persone che forse non le hanno mai sentite forse perché, a furia di parlarne tra addetti ai lavori, ci siamo dimenticati di comunicarle anche a loro. Francesco Petrarca, scrivendo a Cola di Rienzo, lancia un'invettiva contro coloro che stanno maltrattando le rovine di Roma antica. Sono parole dure e indignate, che abbiamo voluto porre come cappello alle nostre proposte affinché suonino come un monito: stiamo attenti a non vivere come pecore!