Un sito di rilevanza archeologica fra i più interessanti della Campania, rimasto per secoli e secoli dimenticato fra gli uliveti che sovrastano Piedimonte Matese, la vecchia centrale idroelettrica dell'Enel e il borgo medievale di San Giovanni, da cui si raggiunge l'antica roccaforte medievale della città. Il Monte Cila è pronto alla sua riscossa: una volta ultimati i lavori previsti dal piano integrato Monti Trebulani-Matese, l'area si trasformerà in un grande parco archeologico, in grado di segnare lo sviluppo turistico culturale della cittadina ai piedi del Matese. Ieri pomeriggio la giunta comunale ha deliberato una richiesta di stanziamento, da inoltrare alla Regione Campania, di circa 60mila euro, ottenuti da uno stralcio del piano finanziario previsto dallo stesso piano integrato, che permetterà di destinare la cifra al recupero di una parte ulteriore del sito, su cui al momento sono in corso i lavori di scavo e riqualificazione. «In pratica - spiega l'assessore Attilio Costarella, nella sua duplice veste di ricercatore di storia locale - evitando gli oneri di esproprio di una zona che sorge a ridosso delle tubature idroelettriche presenti sulla dorsale del Monte Cila, abbiamo pensato di chiedere alla Regione l'utilizzo delle stesse economie realizzando un'ulteriore area di scavo, che - riteniamo - potrà permettere il ritrovamento di preziosissime testimonianze storiche e archeologiche di età sannitica. Attraverso i georadar - aggiunge Costarella - sono in corso alcuni saggi di scavo mirati, in prossimità della terza cinta muraria, dove esistono resti di un abitato sannitico, in corrispondenza di alcuni terrazzamenti che potrebbero nascondere significative tracce di antichità». Il recupero delle mura megalitiche preromane del Monte Cila ha interessato non poco storici e studiosi dell'età sannita, proprio alla luce del grande progetto di riqualificazione in corso. Grazie al protocollo d'intesa stipulato fra il Comune di Piedimonte Matese e la cattedra di etruscologia e antichità italiche dell'Università del Salento, sono state individuate già quattro distinte linee di fortificazione, realizzate in opera poligonale di pietra calcarea locale. Ciò, in aggiunta agli studi e alle ricerche condotte nel secolo scorso, porterebbe ad ipotizzare l'esistenza di un vero e proprio insediamento sannitico, specialmente in virtù della sicura frequentazione preromana dell'altopiano sommitale del Monte Cila e della presenza di una necropoli sannitica, venuta alla luce al momento della costruzione della centrale idroelettrica.