Capolavoro romanico, tra le chiese cittadine più antiche e belle Due sculture tardo medioevali e del primo rinascimento sono tra le meraviglie che si trovano all'interno Di fronte alla basilica di San Zeno non c'è chiesa che tenga. Questo è ovvio, ma a fianco del capolavoro romanico veronese, vi è una delle più antiche chiese cittadine, che, quanto a storia batte anche San Zeno. Si tratta di San Procolo, intitolata al quarto vescovo, (260-304) con facciata a capanna, un piccolo protiro e due bifore, risalente, nelle strutture attuali, al XII secolo. Prima di parlare dell'importanza storica di questa chiesa, ci soffermiamo su due capolavori della scultura tardo medioevale e del primo rinascimento veronese che si trovano al suo interno. Innanzitutto la bellissima statua di san Procolo, in tufo avesano, datata 1392, firmata da un grande della scultura veronese del tardo Medioevo, Giovanni di Rigino. Si trova nel presbiterio e rappresenta il santo benedicente seduto in trono. Inoltre, quando nel 1492, nella cripta di San Procolo, vennero trovate le reliquie dei santi vescovi Euprepio (che la storia ricorda come il primo vescovo della nostra città) , Cricino (che fu il settimo), Procolo e Agapito (che fu il nono), da allora sono conservate in due altari-reliquiari a trittico marmoreo, con le statuette dei quattro vescovi e di san Giovanni Battista ed Evangelista, opera di un artista del XV secolo, anonimo, ma di indubbia maestria. Soltanto per queste sculture la chiesa meriterebbe una visita. Oltre alle sculture menzionate, belle le ante dell'organo di anonimo del 1490 circa, sulle quali san Zeno, san Benedetto e l'Annunciazione sono inseriti in una struttura che rappresenta una chiesa a due piani. C'è poi una tela del 1741 di Giambettino Cignaroli con Sant'Elena che adora la croce. L'altar maggiore è costituito da una gran lastra di "verde antico", con dietro l'Ultima cena di Giorgio Anselmi (1764). Dello stesso pittore è anche la tela sulla parete destra della navata, che mostra san Biagio che guarisce gli infermi. Interessante anche la cripta, nella quale si può scendere per vedere antichissime tombe a cassa, in genere foderate da lastre di pietra, risalente alla precedente necropoli romana. La cripta è a tre navate con archi a tutto sesto e volte a crociera, su sei colonne e su dodici lesene addossate ai muri. Dei capitelli non si conosce la provenienza: i più antichi possono appartenere all'VIII secolo, ma la maggior parte fu realizzata uno e due secoli dopo. L'attuale altare maggiore dei Santi Cosma e Damiano è del 1695. Dietro a questo altare, appesa alla parete dell'abside, si trova una grossa lastra di marmo, del VI secolo, con un'iscrizione. La cripta era quasi totalmente ricoperta da una decorazione ad affresco a riquadri di carattere votivo. Per quanto riguarda infine la storia, quasi nulla si conosce della chiesa primitiva, fondata nel V secolo all'interno della prima area cimiteriale cristiana lungo la via Gallica e in essa furono deposti nel III, IV e fino agli inizi del V secolo, i corpi dei primi vescovi veronesi, non escluso lo stesso san Zeno, prima che avvenisse la traslazione delle sue spoglie. Solo nell'846 essa è ricordata nell'elogio funebre dell'Arcidiacono Pacifico, fra le chiese da lui costruite o restaurate. Dopo il terremoto del 1117, l'edificio fu oggetto di un completo rifacimento e dotato di una più ampia cripta. A queste strutture romaniche, lungo i secoli si aggiunsero numerosi interventi che ne sfigurarono l'interno. Fra il '200 e il '300 furono eseguiti vari affreschi e, nel 1392, la chiesa fu dotata di una statua del titolare, che abbiamo già ricordato. Nel XV secolo, sul fianco destro, fu costruito un porticato con colonne in marmo rosso, in parte chiuso agli inizi del Settecento. Intorno alla metà di questo secolo l'edificio fu rialzato molto con la conseguente creazione di una chiesa sotterranea. San Procolo, che storicamente funzionò come parrocchia e che aveva una vasta giurisdizione, fu soppressa nel 1806: i Francesi la trasformarono in teatro. Iniziò poi la sua rovina. Devastata dai bombardamenti del 1945, restauri parziali furono eseguiti nel 1951 e nel 1978, ma solo nel 1984 ebbe inizio il recupero integrale: i lavori durarono fino al 1988. I resti della più antica chiesa di san Procolo sono riemersi durante gli scavi archeologici condotti dal 1985 al 1988 e sono tuttora visibili sotto il pavimento. La chiesa di San Procolo viene aperta in occasione di cerimonie religiose. Per informazioni, basilica di San Zeno, tel. 045-8006120.