Il problema, sacrosanto, era come svuotare dalle auto parcheggiate le storiche strade del Tridente da Piazza del Popolo si diramano infatti tre strade parallele, via del Babuino, via del Corso e via Ripetta, intercalate o concluse da piazze non meno preziose, a cominciare da Piazza di Spagna - e qualcuno pensò che scavando dentro il Pincio, ed installando nel suo ventre una struttura in cemento armato di sette piani, si sarebbero potuto ricoverare le automobili, e le moto, dei residenti e dei commercianti (ai quali si sarebbe venduto il posto macchina); mentre un terzo del megaparcheggio sarebbe stato riservato alle auto e alle moto di passaggio (parcheggio a ore). Ci si dimenticò, forse, dell'altro megaparcheggio scavato nel 1960 sotto il Galoppatoio di Villa Borghese e quasi sempre vuoto, e nel novembre scorso si aprì il cantiere sulla terrazza del Pincio piazzale Napoleone I- per quello che avrebbe dovuto essere soltanto uno scavo preliminare diretto ad analizzare che cosa «nascondeva» l'area, in fatto di preesistenze archeologiche. Nessun riguardo invece per il complesso architettonico magistrale realizzato negli anni '30 del diciannovesimo secolo, sul progetto d'ispirazione napoleonica di Giuseppe Valadier, e che stabiliva una unità stilistica inviolabile tra Piazza del Popolo e il Pincio. All'apertura del cantiere, corredata peraltro da un parere molto critico e comunque non definitivo del Soprintendente dell'epoca, Adriano La Regina - parere improvvidamente promosso a nulla osta dal suo successore - si oppose soltanto la storica associazione ambientalista Italia Nostra, seguita, il 1 dicembre del 2007, da una iniziativa presa, per la Provincia di Roma, dal Presidente del Consiglio Provinciale, Adriano Labucci. Intanto i lavori andavano avanti, del tutto vietati ai non-addetti ai lavori, giornalisti compresi, e del progetto si avevano notizie frammentarie: sicuramente vi sarebbe stata, al centro della terrazza del Pincio, una griglia d'areazione di 20 metri x 10, ma nessun dispositivo tecnico era stato proposto per evitare gli effetti dell'inquinamento, l'ingresso delle auto era previsto dalla rampa di destra del Valadier, e così il passaggio pedonale. Infine non si sapeva nulla di quanto era stato ritrovato nel ventre del Pincio, pur se da decenni le guide del Touring vi localizzavano ville aristocratiche dell'antica Roma. Soltanto il 7 agosto scorso la Soprintendenza archeologica di Roma ha inviato al Sindaco Gianni Alemanno la relazione sulle scoperte, accompagnandole con foto eloquenti - un criptoportico anteriore al IV sec. a.C. che attraversa l'intera area, il resto di un pavimento in mosaico su fondo nero, con tessere colorate, sedici vani di cui 6 ipogei del Isec.a.C - ed avvertendo che «l'area in oggetto va tutelata integralmente». «Ma a noi della Commissione dei Saggi - dice il Professor Giorgio Muratore non è arrivato nulla!» Ed il Presidente della Sezione roman adi Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana, si chiede chi ha insabbiato la relazione della Soprintendenza che i 5 Saggi nominati dal sindaco attendevano per esprimere un parere definitivo sulla questione. a.c.