Sono 4.200, di cui 250 visitabili: la sfida è creare un circuito all'interno dell'offerta territoriale Far entrare le ville del Veneto nel circuito dell'offerta turistica regionale. È qualcosa in più di una semplice sfida: per dirla con Nadia Qualarsa, presidente dell'Istituto regionale ville venete, l'ente pubblico incaricato di tutelare l'immenso patrimonio e di curarne il restauro e il rilancio, è una questione di sopravvivenza. Perché non serve a nulla spendere un sacco di quattrini per complessi interventi di recupero, se poi non si persegue un duplice obiettivo: da una parte dare alle ville la possibilità di svolgere attività che le rendano appetibili per i visitatori; dall'altra farne un'attrazione turistica di prim'ordine. Le ville venete (compresa una parte minoritaria in territorio friulano) sono oltre 4.200, di cui una buona metà tutelata dal ministero dei beni culturali. Si tratta in gran parte di strutture di proprietà privata. Circa 250 ville sono accessibili ai turisti. «Finora siamo intervenuti su 1.750 ville», spiega Qualarsa. «Il nostro compito è quello di agire pressoché come una banca. Per statuto, il 90 dell'attività riguarda l'erogazione di fondi, sia attraverso mutui a tasso agevolato, sia tramite contributi a fondo perduto. Oltre a ciò, svolgiamo opera di sensibilizzazione su questo patrimonio, che rappresenta un unicum a livello mondiale: organizziamo convegni e curiamo pubblicazioni, come il catalogo che presenta le ville. Oggi stiamo puntando fortemente alla loro valorizzazione: se la struttura non è visitata e non ha una destinazione d'uso specifica, il rischio è quello di sperperare denaro pubblico. Perciò la vera sfida è il riutilizzo compatibile: per esempio, creando centri d'eccellenza per la ristorazione e la ricettività, luoghi di rappresentanza per le fondazioni bancarie oppure, come nel caso di Cortina, ostelli della gioventù». È un percorso che, pur avviato, va incoraggiato. Sul versante turistico, in particolare, Qualarsa riconosce che la valorizzazione delle ville è cominciata soltanto da pochi anni. «Nonostante il Veneto sia la regione italiana leader nel turismo, le ville non erano mai state considerate un segmento turistico. Inoltre poche persone chiedevano di vedere le ville. Quindi, allargando le nostre competenze, insieme alla regione e all'Unione europea abbiamo messo in piedi una piattaforma multimediale per inserire in rete tutte le ville accessibili. Tra le 250 visitabili, i proprietari di 163 strutture hanno messo nel sito internet (all'indirizzo www.villevenete.net) non soltanto i dati storici, ma anche la prenotazione delle visite piuttosto che il pernottamento o la cena. Ma, soprattutto, si è dato spazio all'integrazione tra ville e territorio, con l'offerta di manifestazioni, itinerari gastronomici e proposte ad hoc: per esempio, un'agenzia noleggia una macchina d'epoca per fare escursioni sulla riviera del Brenta». Attualmente non sono disponibili dati complessivi sui visitatori delle ville venete. Tra le più apprezzate, comunque, le palladiane La Rotonda, a Vicenza, e La Malcontenta, a Venezia. L'interesse è crescente e, come sottolinea Qualarsa, l'obiettivo è quello di dar vita a un vero e proprio circuito. Vanno in questa direzione, oltre al sito internet, il punto multimediale che si trova a Villa Contarini (Piazzola sul Brenta), il progetto di segnaletica stradale ad hoc relativo alle 30 ville palladiane e l'inserimento delle strutture all'interno del navigatore satellitare MyNav. A questo punto, però, il salto di qualità consisterebbe, come precisa il presidente dell'Istituto ville venete, nella creazione di un tavolo comune fra tutti i soggetti turistici del territorio: lo scopo è quello di creare e promuovere un pacchetto complessivo, così da valorizzare al meglio quella che non dovrebbe più rimanere una nicchia per pochi appassionati.