Egregio direttore, ho letto una dichiarazione dell'onorevole Bondi, ministro dei beni culturali, dichiarazione che mi ha lasciato di stucco Politica e cultura Nel Belpaese marciano divise Egregio direttore, ho letto una dichiarazione dell'onorevole Bondi, ministro dei beni culturali, dichiarazione che mi ha lasciato di stucco. Confessa a Grazia... «faccio fatica a trovare segni di bellezza nell'arte contemporanea, se visito una mostra faccio come molti, cioè fingo di capire». È stupefacente, un ministro ai beni culturali e artistici che non capisce un'acca di un settore importante della cultura. Passi per una comune mortale come la sottoscritta, che cerca di impegnarsi studiando, leggendo, ma ad un ministro non si può concedere. Allora è proprio amara e vera la conclusione, i ministri non vengono nominati per una carica della quale hanno una seria competenza, ma solo per una spartizione politica. Potreste pensare che sono un'ingenua e che è sempre stato così, ma avrei voluto, almeno per una volta, trovare chi mi confermasse il contrario. Ma se lo merita davvero un ministro di questo calibro, un Paese che è stato ed è tuttora simbolo dell'arte? Cordialmente Gabriella Russo gabri.doclibero.it Qualche esempio: non più tardi di qualche giorno fa, il neo presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, in visita al paese dipinto di Arcumeggia, ha candidamente confessato di non averlo mai visto prima di allora. Poche settimane prima il suo vice mostrava assoluta meraviglia nel metter piede al Chiostro di Voltorre, un altro gioiello dimenticato del Varesotto, sede di importanti mostre e con un passato glorioso come promotore di stagioni musicali di alto livello. Sull'ignoranza dei politici italiani si sono scritti libri interi e, come spesso accade in un Paese dove ben raramente le persone giuste sono collocate nel loro giusto ruolo, anche il ministro dei Beni culturali non fa eccezione. La cultura o comunque l'arte, nelle sue più diverse manifestazioni, è considerata all'ultimo posto nella scala di valori nostrana: massacrata dai tagli della finanziaria, presa ancora come uno svago e non come fonte di lavoro e occupazione (viene il mente il famoso paradosso di Antonio Cederna: ?A cosa serve Mozart? A nulla, in fondo?) calpestata da citazioni fasulle e sbagliate, è qualcosa con cui baloccarsi e affidare di solito a mezze calzette della politica, che farebbero enormi danni magari ai lavori pubblici o alla sanità. Un po' di colpa, però, ce l'hanno anche gli intellettuali, troppo spesso capaci di criticare, ma quasi mai di candidarsi alla guida di qualsivoglia assessorato o ente pubblico e dire la loro in termini di progettualità. Ci provò a Varese Enrico Baj, nei lontani anni '90, ma la tragica burocrazia comunale ne uccise sul nascere ogni velleità. 19082008