Pubblicato il catalogo del restauro delle 17 tele donate dal fondatore del museo trapanese Una delle opere dipinte tra il Quattrocento e il Settecento è la "Vergine in preghiera" che affascinò Pasolini in cerca di spunti per il suo "Vangelo" Quando Pier Paolo Pasolini si accingeva a realizzare "Il Vangelo secondo Matteo" aveva visitato anche il Museo Pepoli di Trapani. Raccontano che egli fu attratto dalla "Vergine in Preghiera" di Massimo Stanzione e che si soffermò a lungo di fronte alla piccola tela del pittore napoletano. Aggiungono anzi che lo scrittore, come affascinato da quella immagine, non concluse la sua visita e andò via senza soffermarsi sulle altre opere. Era il 1960. Locchio del regista, con la sua sensibilità di poeta, aveva certamente colto in quella sbiadita fanciulla popolana, la particolare dolcezza che ora, dopo il recente restauro, trionfa nella luce del suo volto e nella vibrante accensione cromatica che sottolinea il candore dellincarnato e la grazia del sorriso. Forse aveva intuito, oltre le patine e le ridipinture che loscuravano, quella grazia nascosta. Lepisodio è ricordato da Gaetano Bongiovanni, nelle schede storico-critiche del catalogo dei "Restauri al Museo Pepoli, dipinti dal Quattrocento al Settecento" edito a cura di Maria Luisa Famà che, come direttrice dellistituzione museale, illustra lattività e limportanza degli interventi di restauro attraverso i quali scaturiscono nuove considerazioni critiche sulle opere e più articolate ipotesi attributive. Proprio nella scheda sul quadro dello Stanzione, lautore riafferma infatti lattribuzione al pittore e sostiene lipotesi che possa trattarsi di un frammento di una più grande tela dellImmacolata o di una Annunciazione. Il catalogo, pubblicato dallassessorato regionale ai Beni culturali, è corredato dalle fotografie di Paolo Cracchiolo, Marcello Milano e Michele Fundarò e da una esauriente bibliografia. Le diciassette tele, restaurate in questi ultimi cinque anni, sono presentate in ciascuna scheda con un criterio cronologico che ne illustra la provenienza, il percorso e mette in luce il valore degli autori e le scuole in cui essi operarono. Si tratta di opere datate dalla prima metà del XV secolo fino agli inizi del XIX provenienti dalla famosa collezione del conte Pepoli, dalla quadreria Fardella e da altre meno note, e di pale daltare provenienti dalle chiese trapanesi dellAnnunziata, di san Francesco di Paola e dei Gesuiti tra le quali, oltre alla tavola valenciana della Madonna col bambino e angeli reggicortina, spiccano la tela del Tiziano San Francesco che riceve le stimmate, quella dello Zoppo di Ganci e una attribuita a Battistello Caracciolo. Sono ritornati così alla fruizione opere che apparivano frammentarie e lacunose: la tavola del manierista Marco Pino, le tele del Sozzo, del Gerardi e del Cavallino, linquietante Sogno di Giacobbe del Maestro di Fontanarosa e il Martirio di San Matteo di Andrea Carreca che con Francesco Matera e Domenico La Bruna, rappresentano la pittura del '700 trapanese. Degno di nota è il bozzetto del palermitano Vito DAnna: ariosità compositiva e un pastoso cromatismo. Lattività di manutenzione ordinaria e di restauro delle opere museali è parte integrante della conservazione e della fruizione nella gestione dei Musei e, come ribadisce Vincenzo Abbate, nella prefazione, essa diviene uno strumento «mirato a consacrarne la memoria e trasmetterla a chi verrà dopo di noi». Il problema del restauro include anche ogni iniziativa affinché il visitatore prenda coscienza del valore dellopera darte nella storia culturale del territorio. Le collezioni del Pepoli, noto soprattutto per il suo prezioso patrimonio di ceramiche, argenti, gioielli e oggetti in rame sbalzato e coralli, sono importanti perché raccolgono anche le figurine da presepe del Matera e i presepi con coralli, alabastri e materiali marini; ma, dopo questi restauri illustrati dal catalogo, anche la sua quadreria, che espone tra gli altri opere di Giuseppe Ribera e Mattia Preti, acquista un nuovo valore e rende più affascinante il percorso museale.