Il ministro ha apprezzato il libro del fondatore di "Repubblica" Inizia con toni vellutati, apprezzamenti e complimenti, e finisce a colpi affilati di fioretto il faccia a faccia su "Quello che ci circonda" agli incontri di Cortina, tra il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, e il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari. E la letteratura che unisce, quella «ricerca dellio» che è al centro dellultimo volume di Scalfari, Luomo che non credeva in Dio, che Bondi loda come «libro importante di un laico che tocca vette molto alte di spiritualità». Scalfari apprezza: «Bondi, così come parla, lo incarterei e me lo porterei a casa». Ma è la politica che divide. Succede quando sul palco, dopo una mezzora buona di dibattito, Bondi pronuncia per la prima volta quel nome che fino allora nessuno aveva citato: Silvio Berlusconi. Un uomo «di grandi qualità», per Bondi, che è riuscito nel «miracolo» di inventare dal nulla un partito vincente sbaragliando la «gioiosa macchina da guerra» della sinistra. «Un bugiardo nato», per Scalfari, che «non è nemmeno un imprenditore, ma solo un impresario che ha avuto di fatto come socio un politico: Bettino Craxi». Non cè, non ci può essere, sintonia sul Cavaliere, e sul suo modo «tutto schiacciato sul presente» di intendere la vita e la politica, che «devasta lopinione pubblica perché riduce tutto ai suoi interessi immediati». Si divide, più o meno a metà, anche il pubblico sotto al tendone. «Ma come fa a stare in quel partito?», chiede Scalfari a Bondi, ricordandogli che conosceva il Cavaliere da molto prima che il ministro ne restasse folgorato. Bondi «si dispiace» che Scalfari e la sinistra «non capiscano» cosa sono stati Berlusconi e Forza Italia negli ultimi 14 anni. Che non comprendano che «è nel presente che possiamo cambiare», che i cittadini che chiedono sicurezza e uno Stato ordinato «non sono fascisti né razzisti». Sono state le ideologie, per Bondi, a devastare lopinione pubblica, e la sinistra ha perso perché «non ha mai fatto i conti con la sua storia». E continua a perdere perché «non capisce la società italiana, fugge dalla realtà, non è capace di fare proposte credibili». E questo «mi preoccupa», aggiunge, perché «temo che la sinistra si frantumi in mille rivoli fino a condannarsi allirrilevanza, allisolamento politico, e forse a scomparire. Ma io non godo se la sinistra scompare. Ho lottato tutta la mia vita perché sorgesse una sinistra riformista e socialdemocratica». Scalfari non fa il difensore dufficio del centrosinistra. Dice che il governo Prodi è caduto perché era troppo «lungo» per durare, da Mastella a Diliberto, e perché le ali estreme segavano il tronco dove sedevano. Aggiunge che lerrore più grande della sinistra è stato quello di non decidere. Anche perché «ci sono troppi galletti in un pollaio di galline spiumate». Ma i cosiddetti "successi" del centrodestra non lo convincono affatto: da una finanziaria triennale varata in nove minuti e mezzo («mi terrorizza») alla storia dei militari mandati per città e paesi a difendere lordine: «Dei tremila impegnati, ne vanno in strada solo 500, a fronte di 400mila uomini tra poliziotti, carabinieri e finanzieri. Non è nulla. Ma le tivù ci dicono che la sicurezza è aumentata perché sono arrivati i militari». Per Scalfari, è solo una «manipolazione mediatica» che meriterebbe di essere studiata nei master di comunicazione delle università italiane. Bondi spariglia: «Io penso che oggi la sinistra sia diventata la destra e viceversa». Scalfari non ci sta: «Io non sono iscritto al Pd. Nasco e morirò liberale. Lei è stato comunista. Io mai». Bondi «si sorprende». E spiega che «da cattolico» è stato liberale e socialista, ha fatto parte della corrente migliorista del Pci e ha aderito al compromesso storico perché «affascinato» da Berlinguer: «Lo adoravo». In sala scende un silenzio imbarazzato.
CORTINA: duello Scalfari - Bondi su politica e letteratura
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha apprezzato il libro di Eugenio Scalfari, "L'uomo che non credeva in Dio", e ha definito il libro importante per la sua ricerca di spiritualità. Tuttavia, il dibattito si è concentrato sulla politica, in particolare sulla figura di Silvio Berlusconi, che Bondi ha definito un uomo di grandi qualità che ha inventato un partito vincente. Scalfari, invece, ha criticato Berlusconi come un bugiardo e un impresario che ha devastato l'opinione pubblica con i suoi interessi immediati.
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