La polemica sulle ristrutturazioni effettuate sul castelletto di Luppiano, nel cuore della campagna volterrana, non si ferma. Autorizzati dalla Sovrintendenza, i lavori proseguono. Ma alcuni studiosi temono che i lavori provochino una grave alterazione del nucleo originario del castello. Così la pensa il professor Costantino Caciagli, studioso di architettura volterrana, coordinatore del Laboratorio Universitario Volterrano e docente all'Università di Pisa. Per il professor Caciagli, nella ristrutturazione c'è «un errore di fondo, che deriva dalla scelta di alzare la torre medievale di circa otto metri. Non si può pensare che le torri nelle campagne debbano essere alte come quelle urbane, né che siano soprelevabili "ad libitum"». Non solo. «I materiali lapidei a cubetti, impacchettati a metro cubo - continua Caciagli - lasciano trasparire una mancanza di sensibilità culturale, la ristrutturazione nasce solo dall'interesse e rischia di violare la costruzione originaria. L'equilibrio armonico del nucleo è testimoniato anche dalle più vecchie foto a disposizione, che risalgono ai primi anni sessanta. Pur avendo subito modificazioni nei secoli, adesso sono profondamente alterati tutti i rapporti di luogo, di equilibrio, paesaggio». Il docente lancia la proposta: «Ogni volta che si interviene su un bene storico di simile importanza, la torre nel caso particolare, ci dovrebbe essere un avviso pubblico che spieghi cosa si vuole fare, e un dibattito aperto a tutti». «Il piano Samonà prevedeva il solo recupero conservativo della struttura, in particolare della torre, già coperta in sommità con ineguagliabile misura - prosegue Caciagli -. In questo modo non si rispetta un piano già approvato dal Comune». Gli interventi in effetti pare siano andati oltre. Perchè non si doveva intervenire in questo modo? «Perché questa non è un'opera di restauro ma un falso, creato su presupposti arbitrari - - insiste Caciagli - e questa "tecnica" sta mettendo a rischio i delicati equilibri di Luppiano e del sito. Se replicata, può mettere a repentaglio l'identità di altri minori e maggiori luoghi nel volterrano. Spesso questo è accaduto anche con la trasformazione di vecchi poderi». Amaro il giudizio conclusivo: «Non si riesce nemmeno a conservare con dignità quello che la storia ci ha lasciato». Il docente ritiene che solo un intervento deciso della Soprintendenza possa veramente restaurare la torre. «La Sovrintendenza non dovrebbe esimersi dall'intervenire in questo difficile caso. Da oltre cinquanta anni l'immagine percepita, il paesaggio concreto di Luppiano non è quello che viene imposto con la ristrutturazione: è assurdo modificare rapporti ambientali e storici. E con tutti i consensi formali richiesti». Chiude Caciagli: «Dubito che gli attori di questo fatto si siano mai chiesti che cosa avrebbero pensato i cittadini. Non ho visto un precedente simile a Volterra da molto più di cinquanta anni». Marco Buselli