L'antico lavatoio (del 1300) è patrimonio pubblico su terreno privato. Il proprietario dell'appezzamento: «Sarei disposto a restaurare la costruzione se un ente pubblico mi venisse incontro» Una fonte del milletrecento sta franando, ma il proprietario non può toccarla. La fonte in questione si trova nel bosco di Montebradoni, a pochi chilometri dal centro di Volterra, ma sono poche le persone che la conoscono. Le notizie su questo patrimonio da salvare sono scarse, tuttavia sappiamo che veniva chiamata "la fontaccia di Montebradoni" e che, quando era agibile (fino a cinquant'anni fa), veniva utilizzata come lavatoio. Bruno Niccolini, volterrano, appassionato di storia del territorio, ha svolto qualche ricerca sulla "fontaccia". «Ho trovato solo qualche libro in biblioteca che parla di questa fonte - spiega Niccolini -. Tutto quello che sappiamo, ad oggi, è che l'acqua è di origine solforosa e che la fonte era nota come lavatoio; non a caso si trova lungo la strada. È difficile stabilire quanto sia antica, ma guardando i muri direi che si può collocare fra il milleduecento e il millequattrocento circa, nell'era posteriore ai Comuni, durante il periodo in cui si recuperavano molte fonti. Può darsi che sia anche più antica, e che l'arco sia stato ristrutturato. Anche se l'acqua probabilmente non è potabile, sarebbe opportuno recuperare la struttura ed eventualmente la sorgente. Ad ogni modo, sono molte le fonti sparse in questa zona che potrebbero essere recuperate». Il proprietario del terreno, e di conseguenza della fonte, Pierluigi Marzetti, racconta: «Sono molto preoccupato, si vedono delle crepe sempre più profonde, ma io non posso fare niente, tranne cercare di limitare i danni collocando, come ho fatto, delle tavole di legno all'interno per tamponare la frana. In questo periodo non butta molta acqua visto i problemi di siccità, ma basta che piova una volta e l'acqua sgorga come prima. Quando ho chiamato, anni fa, il Comune, mi fu detto che è un patrimonio artistico quindi posso stuccarla dentro, ma fuori non la posso toccare. Se il Comune o un ente qualsiasi fosse disposto a fare qualcosa - propone il signor Marzetti -, io sarei più che d'accordo, gli verrei incontro, gli darei una mano. È per il bene di Volterra che vorrei salvarla, non per me». La famiglia di Marzetti è molto legata alla fonte: sua madre, che da ragazza abitava a Badia, andava sempre a farci il bucato. Alessandro Furiesi, responsabile dei servizi culturali al Comune di Volterra, non rimane indifferente a questo problema, come spiega: «Il Comune non può fare niente per questa fonte. Probabilmente è vincolata, ma non ne sono del tutto sicuro, andrebbe ripetuto un controllo. Se è vincolata, abbiamo la possibilità di avere aiuti dallo Stato o dalla Sovrintendenza di Pisa. In effetti, tempo fa avevo provato a fare da mediatore fra il proprietario e la Sovrintendenza di Pisa, ma adesso è cambiato l'architetto, e non posso più fare niente. Il mio consiglio è che il proprietario chiami direttamente il nuovo archietetto, il signor Lorenzini, per chiedergli di intervenire. Ci sono buone possibilità visto che a questo architetto interessano molto le tematiche legate al paesaggio. Sempre a proposito delle fonti di Volterra - aggiunge il dottor Furiesi -, tengo a precisare che ci stiamo organizzando per ripulire la fonte di Docciola».