Orme di piedi, un uomo che impugna tre chiavi: ecco i risultati dellultima campagna archeologica nel Bresciano Unarea montuosa, a tratti impervia, con ampie zone coperte da una vegetazione fitta di castagni, olmi, ontani, noccioli, ciliegi, arbusti, frutti selvatici, piante aromatiche e officinali. Perfetta per una gita nella natura, la zona della Valcamonica che si estende più o meno tra Capo di Ponte (Parco nazionale di Naquane), Ceto, Cimbergo e Paspardo in realtà racchiude un vero tesoro: le incisioni rupestri, in una quantità nettamente superiore a qualunque altro sito europeo e di qualità notevole, fanno di questa regione (iscritta dal 1979, primo sito italiano e numero 94 nel mondo, nella lista del Patrimonio culturale mondiale dellUnesco) una fonte unica di informazioni su arte e storia (e molta preistoria). Il periodo rappresentato è vastissimo: oltre ottomila anni, a partire dal 7 millennio avanti Cristo. Per capire leccezionalità della cosa, bisogna considerare che alcuni dei siti più importanti allestero abbracciano al massimo un millennio, a parte lintero Paleolitico superiore raccontato nelle grotte della regione franco-cantabrica. Archeologi, paleontologi, storici, antropologi continuano a cercare, studiare, esaminare, e ogni tanto avvengono nuove scoperte. Lultima, appena annunciata, riguarda una serie di figure, che si aggiungono agli oltre trecentomila segni già classificati (tra cui la celebre "rosa camuna", dal '75 simbolo della Regione Lombardia), individuate su alcune rocce tra Campanine e Malonno. «Questo sito copre unarea di quattro o cinque ettari», spiega Umberto Sansoni, direttore del Centro Camuno di Studi Preistorici di Niardo, «e in questa campagna appena conclusa abbiamo individuato cinque nuove superfici istoriate». Tra le nuove figure emerse, alcune risalgono alla media Età del Ferro, ovvero alla metà del primo millennio avanti Cristo: la forma di impronte di piede (interpretate come segno di presenza in un luogo sacro), una capanna con una spirale (dal significato ancora incerto). Altre risalgono invece al periodo tardo-medievale, come la figura di un uomo con tre chiavi, identificabile in San Pietro: le chiavi sono riconducibili sia alliconografia cristiana che a quella della peste. Le foto sono dei rilievi ottenuti appoggiando un foglio di nylon trasparente sulle incisioni e ripassando i disegni con i pennarelli. Una visita alla Riserva Regionale delle Incisioni Rupestri è un vero viaggio alle nostre radici, grazie alle immagini che questi antenati dotati di particolare creatività hanno immortalato nei secoli e nei millenni: la loro opera ci è arrivata perché, a differenza di loro simili che affidavano le ispirazioni artistiche a legno o altri materiali deteriorabili, loro le hanno incise nelle rocce di arenaria di cui è disseminata la zona. «È come leggere una storia a fumetti - dice ancora Sansoni - , come visitare il pensiero e lideologia di tutte le nostre ere: perché larte, sempre, riflette il pensiero». Così, grazie a questi artisti vissuti in epoche di una lontananza incomprensibile, abbiamo la possibilità di gettare uno sguardo nella loro mente e nella loro società: religione, guerre, pace, credenze, simboli, rapporti umani, riti, caccia, usanze, famiglia. Davvero una gita illuminante, magari guidati dai consigli che si possono ottenere al Centro di Niardo. E per chi ama camminare, unottima opportunità di fare trekking.