L'idea dell'on. Granata per trovare le risorse utili alla cura dei luoghi «L'apertura della villa del Tellaro, seppur tardiva, è stata salutata da tutti con entusiasmo. Ma i problemi legati alla sua valorizzazione e fruizione sono indice che qualcosa nella sua gestione non va». Il capogruppo alla Camera della commissione Cultura di An-Pdl, Fabio Granata, dice la sua sulle condizioni della villa tardoimperiale denunciate dai visitatori. Erbacce e sterpaglie, infatti, deturpano i resti del sito gioiello del territorio retini, la cui manutenzione non può essere garantita per carenza di fondi. «Ritengo che la grande affluenza di viaggiatori individuali rilevate in queste settimane - puntualizza Granata - sia il risultato di anni di promozione, che purtroppo oggi ha incontrato qualche battuta d'arresto. Quanto succede alla villa del Tellaro ne è un esempio. Sin dalla sua inaugurazione bisognava individuare servizi e organismi ad hoc per garantire la valorizzazione del sito in sinergia con le istituzioni». Granata addita la mancanza di un «metodo», in cui Comune, Provincia e Soprintendenza facciano stima di tutto ciò che occorre e «senza gelosie né rivendicazioni di competenze vuote, cerchino di creare un sistema per la valorizzazione dei siti». A tal proposito accenna alla legge regionale 20 del 2000 sull'istituzione dei parchi archeologici, di fatto mai attuata. Oggi, infatti, solo la Valle dei Templi ha messo in pratica i dettami della legge, quintuplicando gli incassi, e dando vita a un consiglio di amministrazione di cui fanno parte enti pubblici e tutti i soggetti interessati. «A settembre - dice ancora - proporrò al presidente Bono, dopo un monitoraggio del patrimonio culturale, di dar vita a tre «macroaree», ad esempio suddividendo la provincia aretusea in nord, sud e centro, creando altrettanti grandi parchi archeologici. Una semplificazione della gestione, applicando la legge esistente. Ritengo assurdo che oggi le Soprintendenze preferiscano lasciare i siti chiusi pur di non perdere la loro fetta di gestione». Di contro, la soprintendente Mariella Muti puntualizza che la sinergia con il comune di Noto c'è già. «Esiste una convenzione siglata prima dell'apertura della villa - aggiunge - ma mai attivata dall'assessorato, per lungaggini burocratiche. Attraverso questa potremmo ottimizzare la gestione del sito, avendo a disposizione maggiori fondi, come per esempio quelli ricavanti dal 30 del biglietto d'ingresso».
SICILIA - Siti archeologici. Creeremo tre macroaree
L'apertura della villa del Tellaro è stata salutata con entusiasmo, ma i problemi legati alla sua valorizzazione e fruizione sono evidenti. Il capogruppo alla Camera della commissione Cultura di An-Pdl, Fabio Granata, denuncia la mancanza di fondi per la manutenzione del sito e la presenza di erbacce e sterpaglie che deturpano i resti. Granata sostiene che la grande affluenza di visitatori è il risultato di anni di promozione, ma che oggi è stata bloccata. Propone la creazione di un sistema di valorizzazione dei siti in sinergia con le istituzioni, senza gelosie di competenze vuote.
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