LA VICENDA La Giunta regione decide di riprodurre i Bronzi di Riace attraverso l'Istituto centrale per il Restauro, per inviare le "copie" ai Giochi d'Atene e per metterle poi a disposizione della grandi manifestazioni intemazionali. Spesa prevista in delibera: circa 2 miliardi delle ex lire. LA REAZIONE Reggio si ribella alla notizia. I sindacati, gli Amici del Museo, Centro studi Bosio, associazioni, movimenti (Forza Reggio in testa) si oppongono, sostenuti dalle Amministrazioni comunale e provinciale. Nasce un Comitato contro la "clonazione" LA CONSULTAZIONE II Comitato, sostenuto dall'Amministrazione, promuove un sondaggio: 32 mila reggini si presentano spontaneamente alle urne per dire no. LE FASI GIUDIZIARIE II Comitato e tutte le organizzazioni impegnate ricorrono al Tar di Reggio che concede la sospensiva. La Regione si rivolge al Consiglio dì Stato che conferma la sentenza del Tar. Poi il Tar entra nel merito e da ancora torto alla Regione, dicendo no alla riproduzione. I ministri per i Beni culturali e per l'Istruzione, la Soprintendenza archeologica della Calabria e l'Istituto del Restauro hanno appellato al Consiglio di Stato la sentenza del Tar. L'odissea dei Bronzi di Riace continua. I sostenitori della riproduzione dei famosi guerrieri non mollano. Vogliano trasformarli a tutti i costi in "commessi viaggiatori". È di ieri la notizia che il Ministero de i Beni e le Attività culturali e quello dell'Istruzione, assieme alla Soprintendenza archeologica della Calabria e all'Istituto Centrale per il Restauro, hanno proposto appello contro la sentenza del Tar di Reggio, che aveva dichiarato illegittima la "clonazione" dei Bronzi. La notizia viene fuori da una scarna nota della Cgil che mette in evidenza questa "scelta di campo" del ministro Urbani, promotore dell'iniziativa del ricorso al Consiglio di Stato. Il sindacato - come è noto - è stato tra i protagonisti del "no alla clonazione". L'idea della Giunta regionale è di riprodurre i guerrieri per inviare i "falsi" alle Olimpiadi di Atene, per poi farli "viaggiare" nel resto del mondo. A Reggio la reazione non si è fatta attendere. C'è stata una vera e propria "rivolta" di popolo. I sindacati, le associazioni culturali (Amici del Museo, Centro Studi Bosio, Forza Reggio, ecc.) e le istituzioni, Amministrazione comunale e provinciale, hanno reagito. È nato anche un Comitato, presieduto da Francesco Ali della Cgil, che con la collaborazione del Comune ha indetto una consultazione popolare alla quale hanno preso parte ben 32 mila reggini in maniera spontanea per dire no al progetto della Regione. L'avvocato Giuseppe Strangio, legale della Cgil, commenta: «Indigna e stupisce che a prolungar e questa sconcertante vicenda si attivino persino autorità istituzionali nazionali e regionali e, ancor di più, preoccupano le ragioni di fondo addotte a sostegno dell'appello avverso la sentenza emessa dal Tar. Si tratta, infatti, di un atto di appello con cui si contrasta in primo luogo la legittimazione stessa della città di Reggio a difendere i propri valori culturali e la propria identità storica». - Un colpo basso, insomma? «Sì, perché il ministro Urbani e gli altri appellanti ritengono che l'azione di protesta e di mobilitazione di massa della città tutta, nelle sue più diverse articolazioni, espressione del mondo della cultura, dell'associazionismo e delle forze sociali laiche e cattoliche, sia solo espressione "di un Idealismo privo di ragionevolezza" e null'altro». Quasi un insulto insom-ma? Una domanda alla quale risponde il segretario generale della Cgil, Nino Costantino: «Certamente. Ha ragione l'avvocato Strangio, che ha letto gli atti, quando osserva che la tesi difensiva non solo è assolutamente infondata ma è soprattutto offensiva, irriguardosa e lesiva della dignità stessa di Reggio». Infatti l'avvocato Strangio, che sta offrendo il suo patrocinio gratuito alla causa, rivela un particolare del ricorso del ministro Urbani e company: «Nell'atto di appello si giunge persino a sostenere che Reggio "non a-vrebbe alcun interesse meritevole di tutela ad apporsi alla clonazione dei Bronzi, attesoché le statue si troverebbero solo casualmente appoggiate al Museo nazionale della città". Quale rilievo politico e sociale assumano queste sconvolgenti conclusioni è facilmente percepibile da chiunque se ne accosti anche superficialmente». «Al peggio non c'è mai fine - osserva Francesco Ali -. D'altra parte eravamo ormai tristemente abituati ai fuor d'opera del governatore Chiaravalloti, ma stentiamo ancora a credere che tali incomprensibili affermazioni provengano da istituzioni culturali nazionali e regionali da cui si aspetterebbe invece ben altra considerazione per le legittime aspirazioni di una comunità come quella reggina, già segnata negli anni da soprusi e prevaricazioni». L'avvocato Strangio, nel ribadire che il sindacato provvederà a predisporre la migliore difesa dinnanzi al Coniglio di Stato per uscire vittoriosi cime negli altri passaggi precedenti, rivela un altro particolare del ricorso: «Con buona pace dei precetti costituzionali tesi alla conservazione e alla valorizzazione dell'unicità dì un'opera d'arte, l'intento perseguito dal ministro Urbani e dagli altri appellanti è espressamente quello, certo di ben altro spessore, di trasformare i guerrieri in veri e propri "falsi viaggianti", da spedire "alle Olimpiadi del 2004", ovvero a far bella mostra di sé alla corte dei regnanti del Belgio». Nino Costantino nel confermare la più strenua difesa a Roma, avvisa: «Mobiliteremo sin da subito tutte le forze del mondo politico, sociale e culturale, sia reggino che nazionale, che, assieme a noi, nel corso di questi mesi, hanno condotto una comune battaglia contro l'ingiusta, illogica, e illegale riproduzione dei Bronzi, certi che anche in questo caso la città sarà al nostro fianco». La notizia farà certamente muovere le istituzioni locali: sindaco, presidente della Provincia e il mondo dell'associazionismo che hanno sposatela causa che sta a cuore ai reggini.