Sarà il ministro Urbani il «principe azzurro» che salverà Biancaneve (ovvero il paesaggio del Bel Paese), dalla morte cui la condanna la mela avvelenata? La richiesta di vestire questi panni, al titolare del dicastero dei Beni e le Attività Culturali, è stata rivolta ieri, nel suo linguaggio accorato e immaginifico, da Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fondo per l'Ambiente Italiano. E, a onor del vero, bisogna dire che Urbani, pur esaltando - nel meato della tempesta in cui, tra Finanziaria, nuovo Codice per i Beni Culturali e condono edilizio, si trova il suo dicastero - il proprio operato in senso legislativo, almeno sul piano del physique du róle da principe ha dichiarato di non essere all'altezza. Scenario, il primo convegno nazionale del Fondo per l'Ambiente italiano, l'associazione che dal 1975 tenta di inoculare nel nostro Paese la logica, per noi aliena, del National Trust che riunisce tre milioni di sudditi di Sua Maestà britannica e che possiede, tutela e gestisce una fetta rilevantissima del patrimonio ambientale e culturale del Regno Unito. Alla presenza del presidente della Repubblica Ciampi dei rappresentanti delle proprie ottantotto delegazioni nella penisola, il Fai ha illustrato la sua nuova iniziativa, un «decalogo» di dieci principi sui quali chiama gli italiani a dichiararsi (via internet, www.fondoambiente.it): «Riconoscere il valore dell'eredità culturale; Opporsi alla tirannia di un presente smemorato; Agire e progettare con responsabilità e rispetto; Individuare e rispettare nuove regole; Difendere la propria identità; Integrare il passato con il presente; Promuovere la partecipazione; Promuovere la conoscenza del patrimonio; Educare attraverso l'esperienza diretta; Conservare, vivere, integrare». Consapevole, il Fai, di venir fuori con questo elenco di valori «in giorni singolarmente tormentati per chi sì occupa di tutela e conservazione» (vedi appunto nuovo Codice, condono, prossima legge delega sull'ambiente e depenalizzazione degli illeciti edilizi, schivata, questa, per un soffio grazie alla protesta delle associazioni che si battono per la tutela), E d'altronde, decalogo a parte, il convegno, ospitato a Roma nella sala dorata dello splendido Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, con la cronaca ha fatto i conti. Mattinata con interventi del sindaco di Roma Walter Veltroni, la presidente Crespi, il ministro Giuliano Urbani, Umberto Vattani già rappresentante permanente dell'Italia presso la Ue, Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa e consigliere di Urbani, Domenico De Masi, sociologo, Marco Magnifico, direttore generale dei Fondo, pomeriggio con interventi di Domenico Fisichella, ex-ministro per i Beni Culturali, e Martin Drury (ex-direttore del National Trust britannico) e tavola rotonda, coordinata da Fabio Isman, con Pio Baldi, direttore generale per l'Architettura e l'Arte contemporanee del Mbac, l'economista Giampaolo Barbetta, il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, don Carlo Chenis, segretario della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, lo psicologo Fulvio Scaparro e, per dare un po' di colore, Antonio Ricci. In platea, in gran cappa nera, Vittorio Sgarbi che profetizza: «Urbani è la principale ragione per cui Berlusconi perderà le prossime elezioni». La notizia del giorno è che il nuovo Codice ha smesso di essere un Ufo: è oggi sulla Gazzetta Ufficiale. Urbani rivendica, nell'ordine: che esso «per la prima volta tutela il paesaggio come bene culturale», che «bandisce la possibilità di ricorrere a un mostro: le autorizzazioni in sanatoria», che «recupera la collaborazione tra Stato e periferia», ripete che l'altro mostro vero, il silenzio-assenso introdotto all'ultimo momento nel Codice da Tremonti in Consiglio dei ministri va bene perché i «centoventi giorni di tempo per decidere» concessi alle Sovrintendenze per apporre un vincolo, sono «tantissimi» e che il condono edilizio (che di fatto surclassa il suo Codice già nel nascere) è dovuto a «ragioni di disperazione». La gestazione della sua creatura è stata tanto fuori dai normali iter istituzionali che, per clamoroso paradosso, qui, ancora stamattina, rivendicano di non conoscerla in toto e non potersi pronunciare un «suo» direttore generale, Baldi, e il suo consigliere per lo stesso Codice, Settis (che, peraltro, aveva espresso un «modico dissenso» al Tg3 sette giorni fa). I temi su cui va avanti la giornata sono parte legati alla cronaca stretta di queste settimane, parte su un altro registro politico-temporale. Il Codice è nato da una delega in origine assai più ristretta: compito del governo, armonizzare il Testo unico dei Beni Culturali alla riforma del titolo V della Costituzione. E, sul piano del federalismo, è sguainar di spade. Fisichella ritiene che la cessione di poteri a Regioni ed Enti Locali favorisca l'infiltrarsi di «egoismi, particolarismi». Bassolino (l'intervento più applaudito) ricorda che la Campania è stata la prima Regione a rivolgersi alla Corte Costituzionale contro il condono edilizio, quindi «se la Corte si pronuncerà sarà perché oltre al Parlamento e al Governo» che fanno leggi che scempiano l'ambiente «ci sono altre istituzioni, tutti siamo Stato, che si sono mosse». Mentre Veltroni, al mattino, aprendo i lavori, ricordando la stagione che ha visto a Roma la restituzione della Galleria Borghese, di Palazzo Braschi, di Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, la Cripta Balbi, così come della stilatura della «carta della qualità» che censisce 27.000 piazze, giardini, resti archeologici, palazzi, chiese della Capitale, s'era meritato il commento della Crespi: «Le sue parole sono lievi. Vorrei volassero a Milano dal sindaco Albertini,..». Sul piano del che fare, la mattinata offre due suggestioni: un dato fornito da Barbetta, in Italia ci sono 40.000 organizzazioni no profit che si occupano di arte e cultura con 480.000 cittadini che ci lavorano come volontari; e il richiamo all'articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica a tutelare il suo patrimonio artistico e paesaggistico e che Ciampi - ricorda Settis dal palco, presente il Presidente - ha più volte definito «il più originale della nostra Carta». Succederà che, come chiede il Fai, gli italiani «si sveglieranno» e «prenderanno consapevolezza»?
Forza Ambiente
Il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Giuliano Urbani, è stato invitato a essere il "principe azzurro" che salverà il paesaggio italiano dalla morte causata dalla mela avvelenata. La richiesta è stata fatta da Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fondo per l'Ambiente Italiano. Urbani ha dichiarato di non essere all'altezza di questo ruolo. Il Fondo per l'Ambiente Italiano ha tenuto un convegno nazionale con la presenza del presidente della Repubblica Ciampi e di rappresentanti delle 88 delegazioni del Fondo. Il convegno ha presentato un decalogo di dieci principi per la tutela del patrimonio culturale e ambientale.
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