LOS ANGELES Il 15 agosto si è aperta a Los Angeles, al Museo J. Paul Getty, una straordinaria mostra sullarte barocca. Contiene una sessantina di pezzi, fra cui quadri e disegni, e annovera autori come Giuliano Finelli e Alessandro Algardi; ma il centro della mostra, la sua ragion dessere, sono i busti, perlopiù in marmo, di Gian Lorenzo Berniní. Per la prima volta, un loro cospicuo assortimento viene presentato in America e un nuovo pubblico può ammirare la tecnica e lispirazione di un artista che sapeva modellare la pietra con sconfinata disinvoltura, imprimendovi ogni ruga, ogni pelo, ogni vena presente su un volto e fermando in un attimo di eternità unespressione insieme quotidiana e significativa, cogliendo di sorpresa lanima di un personaggio come traspariva in una conversazione, in un omelia o nellintimità di un rapporto damore. («Si muova, Maestà», suggeriva Bernini a Luigi XIV, sconvolgendo le regole della ritrattistica dei tempo, «il carattere si vede meglio nel movimento».) Solo quattro delle opere appartengono al Getty, e si tratta di elementi di contorno. Tutto il resto è in prestito: da Parigi, Oxford, Berlino e New York ma soprattutto dallItalia. Hanno offerto i loro tesori la Galleria Borghese e la Galleria Nazionale dArte Antica, il Convento di SantOnofrio e la Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, il Museo di Palazzo Braschí, il Bargello e i Musei Vaticani, oltre a collezioni private di Roma, Milano, Firenze e Siena. Secondo i bene informati, tanta generosità non è casuale, in parte un premio e in parte un tentativo di chiudere in bellezza un episodio lungo e tormentato della recente storia dellarte - o meglio del suo commercio. Tombaroli e mariuoli hanno razziato le rovine archeologiche del nostro paese per secoli e le loro refurtive, dopo giri complessi e misteriosi, sono affiorate presso vari intermediari e trafficanti, per essere poi smistate a ricchi collezionisti e a musei di tutto il mondo. Che fossero oggetti rubati era un segreto di Pulcinella, sostenuto dallomertà generale di un ambiente in cui qualcosa (o molto) guadagnavano tutti e a perderci erano solo i luoghi di quelle rovine, lasciati sovente in un vergognoso abbandono e spogliati con professionale sistematicità. A partire dagli anni Ottanta, è cambiata la musica e lItalia ha cominciato a seguire con determinazione questi tortuosi percorsi e a pretendere la restituzione del maltolto. Al centro delluragano che si è venuto a creare, sono finiti il Getty e un suo importante funzionario, la signora Marion True. Quando la True fu assunta dal Getty, nel 1982, il museo era situato in una villa kitch in stile pompeiano a Malibu. La sua collezione era molto mediocre; alcuni dei pezzi ritenuti più pregiati si erano rivelati dei falsi. Cera però anche un aspetto più positivo: a differenza di tante altre istituzioni analoghe, il Getty aveva (e ha) un saccodi soldi (nel 1989 il suo budget per nuove acquisizioni era 100 milioni di dollari, mentre quello del Metropolitan di New York era 17). Così, quando la True nel 1990 ricevette unofferta dal Metropolitan e si dichiarò pronta ad andarsene, il Getty le fece una contro-offerta difficile da rifiutare (e da lei accettata). Il museo stava per spostarsi in una nuova sede (quella che ospita la mostra del Bernini), per un costo di oltre un miliardo di dollari; nella villa di Malibu sarebbero rimaste le antichità greco-romane, e la True (che è specialista in vasi greci) avrebbe potuto farne quel che voleva. I tempi erano maturi per una collisione: da una parte il governo e la magistratura italiani finalmente decisi a difendere il loro patrimonio, dallaltro una persona ambiziosa e preparata che aveva carta bianca e fondi ingenti per riempire di opere darte un contenitore vuoto. Lincontro-scontro fra i due è passato per le fasi più alterne: dalla lussuosa ospitalità allHotel Raphael per la True (con bouquet offerto dal generale dei carabinieri Conforti) al processo intentato a Roma nel 2005 alla stessa True (e motivato, fra laltro, dalle indagini di Conforti). La villa di Malibu riaprì poco dopo linizio del processo, ma intanto la True aveva dato le dimissioni. Il Getty ha ora restituito numerose opere allItalia; la più prestigiosa e contesa di tutte, una statua presunta di Afrodite, dovrebbe ritornare a Morgantina, in Sicilia, nel 2010. E come premio, a quel che si dice, il Getty ha ottenuto con facilità i prestiti per la sua mostra. La Roma di Bernini era teatro di congiure e intrighi, ma non cè bisogno di saperne nulla per apprezzare la vivezza e comunicatività dei suoi busti. In questi giorni possono apprezzarle anche americani di varia provenienza, che per fortuna loro non sanno quanti intrighi si celino dietro questo loro innocente, disinteressato piacere.