Bisogna opporsi a un «presente smemorato». È questa la parola d'ordine lanciata dal Fai («svegliatevi e diventate consapevoli» il motto) che ha lanciato ieri, alla presenza del presidente della repubblica Ciampi, del sindaco di Roma Walter Veltroni e del ministro Giuliano Urbani, un decalogo di proposte per l'ambiente italiano. Da oggi, i «dieci comandamenti» per riconoscere l'identità del nostro patrimonio culturale saranno in rete, consultabili al sito www.fondoambiente.it Tra le regole da rispettare c'è una filosofia della storia immaginata come un continuum e non come una serie di cicli, quindi da ciò deriva l'integrazione del passato col presente, la promozione della conoscenza e dell'educazione, una politica della conservazione. Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai, ha avuto toni duri nel condannare il condono edilizio («è una cosa che non possiamo digerire, che fa sembrare imbecilli gli onesti») e si è anche schierata «contro i nuovi sfasci ambientali, come il ponte sullo stretto di Messina e i porti turistici ogni 50 metri sulle nostre coste». La presidente ha poi citato la favola di Biancaneve per coinvolgere il ministro: «Vorremmo riaffermare i valori e renderli viventi, vorremmo cercare di rendere la gente consapevole perché oggi non vede più.... Quando Biancaneve prende la mela lucida, profumata, attraente che gli propone la strega, la fanciulla cade a terra come morta, ma poi arriva il principe azzurro e si alza. Lei, ministro Urbani, sarà questo principe?». Ma a interrompere il tono fiabesco arriva Legambiente: «Giusta la denuncia dei rischi di un nuovo 'sacco' dei tesori italiani, ma è un autogol la presenza tra gli sponsor del convegno della Fondazione Rebecchini». «Il Fai svolge un lavoro meritorio per difendere e valorizzare i beni culturali italiani - ha dichiarato il presidente di Legambiente Roberto Della Seta - e col Fai noi collaboriamo quotidianamente nel tavolo delle associazioni ambientaliste che sta cercando di contrastare i tanti attacchi portati da questo governo alle politiche di tutela, dal condono edilizio alla messa in vendita dei beni culturali di proprietà dello stato fino al recentissimo nuovo Codice dei beni culturali». L'imbarazzo arriva dunque quando tra i «mecenati» dell'iniziativa si legge il nome della Fondazione Salvatore Rebecchini, intitolata a uno dei sindaci responsabili del grande sacco subito da Roma negli anni '50 e '60. «La figura di Rebecchini sindaco è legata alla distruzione del verde nella capitale - continua Legambiente -. Fu sotto di lui che si decise la costruzione dell'albergo Hilton, autentico ecomostro, e che vennero cancellate tante ville storiche romane». Urbani, dal canto suo, ha ribadito con gran candore la volontà di alienare gran parte del patrimonio. Come? Semplice, ha riferito, il nuovo Codice istituisce il demanio culturale, si cataloga tutto e si vende il prima possibile (parole di Urbani stesso) quella parte di demanio senza valore storico artistico. E in risposta alle polemiche sul mistero che avvolge ancora la regola del silenzio assenso il ministro ha replicato: «Non deve rappresentare per nessuno un pericolo né un aggravio: i 120 giorni di tempo a disposizione dei soprintendenti per stabilire se un eventuale edificio o terreno del demanio ha o non ha valore storico non sono pochi...». Consiglio a tutti i funzionali del ministero: allenarsi per favore alla velocità, altrimenti il traguardo lo oltrepasserà il privato che ama lo sprint.