Dopo la "grande razzia" degli ultimi trentanni, i furti al patrimonio artistico italiano calano. Sempre frequenti, ma in diminuzione. In calo nel numero e nella qualità e ora indirizzati a nuovi circuiti - soprattutto interni o privati - dopo la stretta internazionale contro il traffico di reperti, varata grazie agli accordi con più Paesi e dopo la restituzione di importanti opere da parte di musei stranieri. I primi sei mesi del 2008 segnano così un ulteriore ribasso del 1o dei furti darte in generale, rispetto agli ultimi dati del 2007, già in calo (-10,47): 1.085 quelli registrati lo scorso anno dal Comando dei carabinieri di tutela del patrimonio culturale. In flessione, anche se solo del 4, gli scavi clandestini accertati. Se il Lazio - con 166 sottrazioni - è la regione più danneggiata, moltissime opere darte sono state rubate presso musei e fondazioni (in aumento i furti nelle istituzioni), chiese o case private anche nelle regioni del Nord-Ovest, mentre provengono in prevalenza da scavi clandestini i reperti spariti in Campania e Sicilia. Il giro di vite contro la spoliazione del nostro tesoro artistico, avviato anni fa con le convenzioni stipulate con Paesi crocevia della ricettazione internazionale, come Svizzera e Stati Uniti, e rinnovato lo scorso 15 luglio con la Grecia durante la visita a Roma del ministro ellenico della Cultura, Michalis Lapis, è evidente anche nel numero, quasi raddoppiato, di arresti e fermi: 78 (per ricettazione, danneggiamento o scavo clandestino) nel 2007, con un recupero di 28mila reperti archeologici e 95mila opere darte daltro genere. Opere tra cui tantissimi libri e manoscritti miniati (9omila quelli recuperati, il 1.2oo in più di quanto denunciato), nuovo bottino di un traffico illegale più di nicchia, ma che «talvolta interessa anche i mercati periodici o il web», come si legge nella relazione dellArma. Refurtiva ammassata spesso con grande fantasia. Usciva da oratori e monasteri con i libri sotto la tonaca una vecchia conoscenza dei carabinieri del nucleo bolognese. Nulla a che fare con la passione letteraria di Guglielmo da Baskerville, de " Il nome della rosa", il best seller di Umberto Eco. Era solo il travestimento di un ladro specializzato, poi arrestato, per rubare con più facilità e rivendere. Nelle sue mani era finito anche un prezioso antifonario, sottratto dallarchivio arcidiocesano di Firenze. In un congelatore, per fortuna spento, erano stati invece ammassati - nel Cosentino 2omila documenti di archivi privati e pubblici, di epoche tra il 1400 e il 1700, in attesa di acquirenti. È la mancanza di adeguate misure di sicurezza che spesso facilita i furti, soprattutto nelle chiese. A cominciare da quelle chiuse da anni: moltissime a Napoli. Così perfino sulle bancarelle natalizie di Spaccanapoli è capitato a volte di trovare acquasantiere o preziosi arredi (soprattutto del Settecento e dellOttocento), per non parlare di candelabri e tele che prendono le strade prima di rigattieri, poi di eleganti negozi dantiquariato. Un intero altare in marmo, compreso di tabernacolo, era stato portato via a pezzi da una chiesa di Salerno. E stato poi recuperato negli Stati Uniti. Nel 1999 la Conferenza episcopale italiana ha avviato unopera di catalogazione dellimmenso patrimonio ecclesiastico, perché proprio la mancanza di informazioni sulle ricchezze dei luoghi di culto complica ulteriormente il recupero dei beni trafugati, che prendono spesso le più diverse strade. Tra la Francia e la Gran Bretagna, per esempio, sono state recuperate una alla volta dodici formelle smaltate medievali di una bellissima croce astile. Sparita dalla chiesa di San Venanzio a Camerino, in provincia di Macerata, negli anni 70, è stata ricostruita solo lanno scorso, quando le ultime due sono state riportate in Italia, dopo la segnalazione di un antiquario che le aveva notate in unasta a Londra. Erano vendute come ceramiche di Limoges. Ma valgono molto di più.