Risolte le più spinose questioni sul fronte statunitense, per il pool di persone che lavora per far rientrare in Italia le opere darte rubate e ora custodite nei più importanti musei del mondo e dai più famosi collezionisti privati, si apre il fronte europeo. La ricostituita commissione ministeriale per il recupero dei beni culturali - presieduta dal capo dellufficio legislativo di via del Collegio Romano, Mario Torsello - si è rimessa in moto. «Gli accordi con i musei americani - spiega Maurizio Fiorilli, lavvocato dello Stato che ha diretto la commissione con il precedente ministro, Francesco Rutelli, e che è stato confermato dal ministro Sandro Bondi nel ruolo di "negoziatore" - sono stati tutti conclusi, eccetto quello con il Cleveland Museum of Art. Ma nella prima parte dellautunno si conta di chiuderlo. Per il resto, il Metropolitan di New York ci ha restituito il Cratere di Eufronio, con il nostro impegno a prestiti periodici, mentre si sta definendo la questione degli argenti di Morgantina. Con il Princeton Museum e il Fine Arts Museum di Boston gli accordi, invece, sono del tutto operativi». In parte resta ancora aperto il capitolo del museo Getty di Los Angeles, con il quale è stato siglato un accordo che permetterà, nel 2oio, di far rientrare in Italia la Venere di Morgantina. Più controversa la questione dellatleta attribuito a Lisippo, perché si attende il pronunciamento del giudice italiano. Il Gip di Pesaro ha, infatti, interrotto la procedura di confisca del bene a favore dellItalia, respingendo le richieste del pubblico ministero, perché, tra laltro, ha ritenuto non ci siano le prove che la statua è stata a suo tempo ripescata in acque italiane. Il ministero, però, ha presentato ricorso e attende la pronuncia della procura generale. Il vero quadro dellazione, comunque, ora diventerà quello europeo. «I dossier allo studio - aggiunge Fiorilli - sono diversi. Teoricamente dovremmo essere facilitati, perché ci si muove in uno spazio comune, regolato da una direttiva contro il traffico illegale delle opere darte. E potremo anche far valere lesperienza conclusa con gli americani, dove le trattative sono state complicate dal fatto che per loro non esiste il concetto di bene culturale da tutelare. Si tratta, infatti, di una mercanzia da commerciare come le altre. Seppure si parte da questi presupposti, il lavoro sarà comunque duro, perché non si può pensare semplicemente di bussare alla porta di un museo e chiedere di restituirci unopera: bisogna provarne la provenienza illecita e questo presuppone un attento lavoro di ricerca, a cui deve seguire unaccorta attività diplomatica». Aperto il fronte europeo, sarà poi la volta di quello orientale. In particolare del Giappone, perché anche i musei del Sol Levante custodiscono reperti che ci appartengono.