«Accordi internazionali, adeguate misure di sicurezza e soprattutto banche dati aggiornate». Il generale Giovanni Nistri è sicuro: «la lotta al traffico illecito di opere darte passa attraverso queste tre strade». Nistri è alla guida del Comando dei carabihieri di tutela del patrimonio culturale, la squadra che dal 1969 tentali porre un freno alla dilapidazione dei tesori darte, oltre alla salvaguardia del paesaggio. Anche loro, ora, sono direttamente impegnati nella missione Pompei: proteggere il parco archeologico della città romana sepolta dalla lava. E il generale un mese fa è stato negli scavi vesuviani, insieme al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, e al prefetto Renato Profili, neo commissario straordinario. Generale, partiamo da qui. Servono più controlli? Il caso Pompei è un insieme complesso di tanti fattori, nelle mani ora del commissario straordinario. I controlli ci sono, abbiamo un piano mensile di verifiche di tutti i siti archeologici. Insieme alla soprintendenza e al Cnr sorvoliamo gli scavi per controllare lestensione e andare a caccia di quelli clandestini. I dati mostrano un calo nei furti: merito soprattutto della stretta sui controlli e della politica di accordi internazionali? Lattività diplomatica degli ultimi due anni ha portato alla restituzione di opere splendide, a conferma delle strade internazionali della ricettazione. In strutture pubbliche o case private, le opere vanno dove ci sono i soldi. Questo calo ha portato un cambiamento nel mercato di tali beni? La domanda è crollata, provocando scompigli nel settore. I furti riguardano ora non più reperti di grande pregio, che si piazzano a fatica. E si tentano di più strade italiane. Qui, però, il mercato ha prezzi più bassi, rispetto a Stati Uniti o Oriente. Fino a pochi anni fa, i grandi musei internazionali cercavano di assicurarsi i pezzi migliori in circolazione. Ora tutti, a cominciare da loro, acquistano solo ciò che è di sicura provenienza. Bisognerà fare i conti, però, con le carte false daccompanamento. E cambiata anche lorganizzazione dei trafficanti di opere? In questi quarantanni, il Nucleo ha dovuto fare i conti con i mezzi sempre più raffinati di chi traffica beni darte: le società, scatole cinesi usate per vendere e riacquistare reperti, le presenze nelle aste internazionali, Internet. Ma alla base, la struttura resta la stessa: tombaroli (in genere, gente della zona), ricettatori di primo e secondo livello, trasportatori, quindi gli ultimi anelli della catena, col compito di ripulire, dare cioè unapparente provenienza lecita allopera e piazzarla ai destinatari finali. La situazione migliora, dunque, ma restano molto vulnerabili soprattutto gli istituti religiosi. Per non parlare delle tante chiese chiuse. Gli accordi con la Cei hanno fatto migliorare la situazione, permettendoci la consultazione della loro banca dati. La Conferenza episcopale ha avviato una catalogazione del proprio patrimonio, arrivata un anno fa al 60 per cento. Perché il problema dei recuperi delle opere trafugate è inannzitutto il fatto che non si conosce quanto si custodisce, per cui non sempre è semplice stabilire dove sia stato sottratto un reperto ritrovato. Se non è ipotizzabile luso di forze dellordine in tutti gli istituti di culto, né di sofisticati allarmi ovunque, un punto di partenza potrebbe essere liniziativa di singoli parroci che fotografino gli oggetti da loro stessi considerati più belli e li inseriscano in un modulo che trovano sul nostro sito.
BENI CULTURALI - Il traffico si batte aggiornando le banche dati
Il generale Giovanni Nistri, capo del Comando dei carabinieri di tutela del patrimonio culturale, afferma che la lotta al traffico di opere d'arte richiede accordi internazionali, misure di sicurezza e banche dati aggiornate. Nistri è alla testa della missione Pompei, che protegge il parco archeologico della città romana sepolta dalla lava. Il generale sostiene che i controlli ci sono, ma il problema persiste. La situazione migliora grazie agli accordi con la Conferenza episcopale, che ha avviato una catalogazione del patrimonio religioso. Tuttavia, il problema dei recuperi delle opere trafugate è ancora inestimabile, poiché non si conosce quanto si custodisce.
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