Non è un grande momento per la cultura, in Italia: i già esigui finanziamenti pubblici al settore (0.28 del Pil, fra i più bassi in Europa) sono stati ulteriormente "potati" dall'ultima Finanziaria, come abbiamo scritto nei giorni scorsi; e si registrano segni di arretramento dei consumi culturali , che assorbono nel nostro paese solo il 6,8 del budget familiare (contro il 9,4 della media UE a 27 e il 12,5 del Regno Unito), dopo che nell'ultimo decennio erano costantemente aumentati. In questa situazione è logico guardare con curiosità interessata ai conti e alle strategie delle Fondazioni bancarie, che sono state spesso, in questi anni, la rete di salvataggio di tante iniziative culturali , di tanti enti locali asfissiati dalla cronica carenza di fondi, a volte anche... di qualche carriera artistica individuale. Basti pensare che le loro erogazioni complessive sono cresciute dai 204 milioni di euro del 1996 ai 1594 di dieci anni dopo. Potranno continuare a svolgere questa funzione, oppure con le difficoltà che interessano anche il credito dovranno anch'esse stringere un po' la cinghia, o quanto meno farla stringere ai loro "clienti"? Secondo il professor Giuliano Segre, docente di Scienza delle finanze a Ca' Foscari e presidente della Fondazione di Venezia, non c'è fortunatamente da attendersi sfracelli, anche perchè le banche (che delle fondazioni sono un po'... le figlie) nonostante il terremoto d'Oltreoceano, da noi continuano a passarsela bene, come peraltro sospettano da sempre gran parte dei cittadini. Prima di addentrarci su cosa fa per la cultura la Fondazione di Venezia, è utile una piccola "rinfrescata d'autore" su come funzionano le 88 fondazioni italiane. «Il patrimonio delle fondazioni va su e giù a seconda del valore dei beni su cui hanno investito - sintetizza Segre - e queste oscillazioni di solito hanno andamenti ciclici. Se fossimo la Fiat in caso di calo dovremmo spiegare agli azionisti che il valore del loro pezzetto di azienda (l'azione) è diminuito, e loro possono decidere se venderlo o tenerlo: ma le fondazioni non sono vendibili, e nessuno può comprarle. La cosa importante allora è la somma che esse possono avere a disposizione ogni anno, e in particolare l'ammontare delle loro erogazioni al netto dei costi fissi». Queste erogazioni, per restare all'esempio della Fondazione di Venezia, ammontano a oltre 12 milioni di euro all'anno, al netto degli accantonamenti. Di esse beneficiano vari enti e istituzioni veneziane: la Fenice, in primis, con 1100 milioni; le due università, poi, in particolare per il settore artistico, con 1400 milioni; somme inferiori vanno per gli stage degli studenti nelle aziende, alla Fondazione Cini, alla Querini Stampalia, al settore teatrale, a qualche esposizione d'arte. «Ma il vero impegno - continua Segre - è il nuovo Museo del '900 a Mestre. Finora abbiamo investito nelle due aree del convento e della caserma carabinieri circa 10 milioni di euro, ma in realtà questa non è stata una erogazione, ma una trasformazione patrimoniale, visto che gli immobili restano di nostra proprietà e mantengono il loro valore. Altri dieci milioni però dovremmo spenderli per il restauro e la costruzione di un nuovo edificio nell'area dei Carabinieri: qui le spese sono più difficili da quantificare, perchè intendiamo realizzare una struttura secondo i canoni più moderni, perfettamente in linea con il rispetto dell'ambiente e il recupero energetico. E sappiamo già che questi edifici non saranno redditizi, ma piuttosto ci costeranno, diciamo da un milione a un milione e mezzo all'anno. Soldi che dovremo cercare di recuperare in qualche modo». Per l'effetto combinato della crisi economica e dell'investimento sul museo dovremmo quindi attenderci una drastica riduzione dei finanziamenti della Fondazione alla cultura veneziana? «Qualche riduzione ci sarà, ma non sarà così drastica - concede il presidente - Potremmo anche decidere di fare meno accantonamenti, senza contare che alcune delle contribuzioni riguardano progetti a termine, e quindi tra qualche tempo non saranno più necessarie. Semmai ridurremo ulteriormente i già scarsi finanziamenti a pioggia, per privilegiare sempre più gli investimenti finalizzati, come quelli che finanziano alcune cattedre universitarie nelle quali ci riconosciamo, oppure quelli che abbiamo destinato alla costituzione assieme al Politecnico di Milano della Nesting, società che trasferisce tecnologie informatiche verso le piccole imprese, e che dovrebbe andare presto in attivo». Ma a tranquillizzare i "clienti" dovrebbe bastare l'analisi della struttura delle entrate della Fondazione: la partecipazione in Intesa San Paolo (lo 0.68) fornisce oltre la metà dei circa 40 milioni l'anno di attivo, ma poi l'istituzione veneziana partecipa al capitale della Cassa Depositi e Prestiti, ha vari pacchetti di azioni a basso rischio e buona redditività, piccole partecipazioni editoriali in Marsilio e Allemandi, quadri e vetri di pregio. «Quest'anno abbiamo appena incassato i dividendi su quanto realizzato da queste società partecipate nel 2007, e non ci sono problemi. Il prossimo anno, però, staremo tranquilli lo stesso, perchè le banche possono valere meno, a causa della crisi, ma non necessariamente guadagnano meno. Ma c'è anche un'altra considerazione da tener presente: noi abbiamo da parte accantonamenti per le erogazioni pari a un'annualità e mezza. Cioè se per ipotesi le società da noi partecipate smettessero improvvisamente di guadagnare, avremmo da parte ancor i soldi sufficienti per continuare ad aiutare la cultura veneziana fino a metà 2011».
Non è un grande momento per la cultura, in Italia
La Fondazione di Venezia, una delle principali fondazioni bancarie italiane, ha un patrimonio di circa 1,5 miliardi di euro e un reddito annuo di circa 1594 milioni di euro. Il presidente della fondazione, Giuliano Segre, afferma che non ci sono preoccupazioni per la cultura italiana, poiché le fondazioni bancarie continuano a essere stabili e a finanziare le iniziative culturali. Segre spiega che le fondazioni non sono vendibili e che le loro erogazioni al netto dei costi fissi sono un'importante risorsa per la cultura italiana.
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