IL DUOMO RITROVATO. È stata presentata ufficialmente al pubblico, con grande partecipazione popolare e un concerto solenne, la facciata restaurata della Cattedrale , intervento che rappresenta il terzo lotto di quelli complessivi il cui inizio è del 1996 L'architetto Giorgio Forti ha illustrato la storia dei lavori Il vescovo Zenti:«Edificio della città per la città» La curiosa firma dell'architetto Nicolò che curò la ricostruzione dopo il crollo del 1117 Presentazione dei lavori di restauro e concerto in omaggio a Santa Maria Assunta. Nella serata di Ferragosto la comunità del Duomo, e non solo, si è stretta attorno alla patrona della Cattedrale. Straordinaria è stata la presenza dapprima, sul piazzale, dove si è svolta una breve presentazione della terza fase dei lavori di restauro che hanno riguardato la facciata della Cattedrale. Quindi, all'interno della chiesa, dove è stato eseguito il concerto Beata Es Maria. Ci troviamo davanti alla penultima fase del grandioso restauro iniziato nel 1996», ha spiegato l'architetto Giorgio Forti, progettista e direttore dei lavori, «ora possiamo ammirare la facciata del Duomo, la parte più importante ed interessante. CATTEDRALE. Definita, dall'architetto, un libro aperto che bisogna sapere leggere per capire le stratificazioni dei segni che si sono contemplati nel tempo. Ecco Forti ripercorrere le fasi storiche, eccolo nel 1117 allorquando la Cattedrale crollò a causa di un terremoto. Tre anni più tardi», ha proseguito Forti, «iniziò la sua ricostruzione col Niccolò. Ecco Ezechiele e l'Apocalisse sorreggere il secondo piano del pròtiro mentre, più sotto, compaiono Giovanni Battista e Giovanni Apostolo. «Giovanni indica l'Agnello di Dio che troviamo al centro della facciata». Su cui è incisa una frase curiosa e vanitosa: Io sono Niccolò, questo non mi conosce ma deve restare nei secoli. È la firma dell'artista sull'opera. «L'architetto si deve contraddistinguere dagli altri», ha spiegato Forti. «Questo è il senso della frase del Niccolò che, in questo, fu probabile precursore del Brunelleschi. Anche se, prima che architetto, Niccolò fu scultore, capostipite di quella scuola scultorea che aveva tra i propri punti di riferimento l'utilizzo dei materiali locali». TUFO DI AVESA. Pietra calcarea che della resistenza fa la propria forza, utilizzata massicciamente come il mattone durante l'ampliamento del Duomo, creando un cromatismo che, col colore, costituirà una prerogativa del movimento veneto. Materiali locali che della resistenza fanno il proprio paradigma. Come resistono, agli infedeli, i paladini di Carlo Magno, Orlàndo ed Oliviero, raffigurati nelle strombature del pròtiro. Orlando e Oliviero ma anche plebei e Re Magi che portano omaggio alla Madonna in trono con bambino, al centro dell'architrave, «a lampante testimonianza che la fede di Dio abbraccia tutti indipendentemente dal censo», ha concluso l'architetto Giorgio Forti, soffermandosi sugli autori del restauro. «Merito dell'opera è di chi ha l'idea progettuale ma, al tempo stesso, del committente e di chi la sa mettere in pratica. Per questo ringrazio l'arciprete monsignor Antonio Finardi che ci ha pungolati con garbo e competenza, la Decorart dei fratelli Maggi e tutti gli altri artefici per l'esecuzione dei lavori». IL VESCOVO. Cattedrale non solo intesa come interno ma anche come edificio esterno in una chiave urbanistica più ampia. Concetto evidenziato anche dal vescovo Giuseppe Zenti. Il Duomo, ha sottolineato monsignor Zenti, «non è la casa del vescovo ma edificio della città per la città. Testimonianza eloquente credo sia la straordinaria presenza in questa serata dedicata a Santa Maria Assunta. Tante persone, unite dalla sensibilità per la bellezza artistica, che ringrazio per la presenza. Come ringrazio monsignor Finardi, l'architetto Forti e la sua équipe per averci restituito una Cattedrale magnifica. Un ringraziamento particolare alla Fondazione Cariverona senza la quale tutto ciò non sarebbe stato possibile. Fa piacere osservare sponsor in grado di offrire risorse proprie per abbellire e riqualificare edifici come il Duomo». CONCERTO. Il suggestivo concerto Beata es Maria ha concluso la serata, all'interno del Duomo: un omaggio alla Madre di Dio, dal canto gregoriano alla polifonia vocale ed organistica. Hanno eseguito canti gregoriani, diretti da Alberto Turco, Letizia Butterin, Cristina Cabria, Marta Turco, Elisabetta Varri, Carla Zignoli. Per la parte di polifonia vocale si sono esibiti, sotto la direzione di Giovanni Geraci, la stessa Letizia Butterin (soprano), Andrejka Srdoc (contralto), Igor Glushkov (tenore) e Paolo Dal Dosso (basso) mentre all'organo c'era Paolo Buro