Salvate Villa Adriana. Sommergete di mail il sindaco di Tivoli, invocano gli ambientalisti, perché l'eremo costruito da uno degli imperatori più saggi e tormentati della storia romana, quello messo a nudo dalla Yourcenaur nelle «Memorie» apocrife, è in pericolo. Ciò che non compirono i barbari, né l'ingiuria dei secoli per scempiare la dimora di Adriano, fece la crescita caotica della città, che l'avvolse di orrendi palazzi, capannoni industriali. E proprio ora che costosi restauri l'hanno riportata a splendore, secondo Italia Nostra e Wwf, sta per abbattersi il colpo di grazia: sull'ultimo lato rimasto libero dell'area, sorgerà un quartiere residenziale da 160mila metri cubi, appena approvato dall'amministrazione comunale. «E' un assalto vero e proprio - dice Carlo Boldrighini, presidente di Italia Nostra sezione Tiburtina - e noi faremo di tutto per bloccarlo, ricorrendo al Tar e alla magistratura. La Villa soffocherà in mezzo al cemento, al traffico, ai nuovi servizi, nonostante sia tutelata dal Ministero dei beni culturali e dal Piano territoriale paesistico della Regione del 2001, che definisce quella zona paesaggio naturale agrario. La decisione del comune è uno scempio. Lì non si può e non si deve costruire nulla». Di diverso avviso, ovviamente, è il consiglio comunale di centrosinistra che ha dato il via libera alla «lottizzazione Nathan» (dal nome dell'antico proprietario dei terreni, ex sindaco di Roma) con tutti i voti della maggioranza più due voti dell'opposizione Pdl. Anzi, con un certo orgoglio, sostiene che è la sospirata soluzione di una vicenda che si trascina da quarant'anni. Perché il peccato originale risale molto in là nel tempo, quando Tivoli crebbe burrascosamente trainata dalle industrie del boom economico. Vicino alla Villa Adriana esplose un quartiere popolare abitato dagli operai della Pirelli e delle segherie di travertino. Negli Anni Settanta il Comune autorizzò a tirar su nuove case, per un milione di metri cubi. Si mobilitarono intellettuali, ambientalisti, guerriglieri della cultura e tutto fu bloccato. I costruttori si mossero a loro volta, e ottennero una sentenza favorevole dal Consiglio di Stato. Dopo un lungo braccio di ferro, una patata bollente trasmessa in scomoda eredità da un'amministrazione all'altra, è arrivata l'attuale soluzione. I costruttori hanno ridotto le pretese a 160 mila metri cubi. Promettono un'ampia cintura verde per salvaguardare l'area archeologica e garantiscono che il progetto rispetterà l'ambiente e le vestigia storiche, perché è firmato da Paolo Portoghesi. Giuseppe Baisi, il giovane sindaco di Tivoli, uno dei rarissimi del pd a essere eletto al primo turno nelle ultime tsunamiche elezioni, sostiene che il suo amore per Villa Adriana è fuori discussione («mi ci sono pure sposato lì dentro»). Non sarà uno stupro «tipo valle dei Templi», giura. E spiega: «Eravamo obbligati a decidere da una sentenza, altrimenti avremmo dovuto risarcire i costruttori per 180 milioni di euro. Una spesa devastante per le casse del comune. Siamo arrivati a un compromesso che è il migliore punto di incontro tra esigenze di sviluppo, crescita della città, e riqualificazione di un'area francamente degradata». Sul fatto che la zona intorno alla Villa Adriana sia più che bruttarella sono d'accordo tutti i contendenti. Discariche abusive, cumuli di terra, erbaccia alta come quella che l'imperatore vide nella puszta pannonica. È su come ridare dignità a quell'estremo lembo della Villa che le idee, invece, divergono. Secondo gli ambientalisti bisognerebbe investire realizzando parchi, nuove strutture di accesso alla zona archeologica, rendere tutto più bello in armonia con l'antico paesaggio, costruire alberghi. «Ottima idea - ribatte il sindaco - solo un po' utopica. Per far questo bisognerebbe comprare i terreni, che sono privati e costano parecchio, e investire risorse che il comune non ha. Meglio recuperare con un'edilizia abitativa di qualità». «Ma non è affatto vero - dice Luciano Meloni di Italia Nostra - quei terreni non sono edificabili in base alle nuove leggi dello Stato e ai nuovi piani regionali per la tutela del paesaggio, quindi valgono infinitamente meno. Il comune ha fatto un favore al mercato immobiliare in un momento di crisi, vendere un appartamento "adiacente alla villa adriana" sarà certamente appetibile». «Non ci sarà nessuna "camera con vista sulla Villa" - rassicura il sindaco - la zona residenziale sorgerà a quasi un chilometro di distanza, completamente fuori dal cuneo visuale individuato dal Ministero. Tanto per intenderci, se Adriano fosse vivo, e andasse nel suo luogo preferito, il "Teatro marittimo", non vedrebbe neppure una tegola delle nuove case». Come andrà a finire la nuova battaglia di Tivoli non si sa. Tutto lascia supporre che la parola torni ad avvocati e aule di tribunali. Resta il fatto che questa ingarbugliatissima vicenda, difficile da dirimere perché ognuno ha il proprio atomo di ragione, sia un emblematico specchio del nostro Paese, dove la valorizzazione del paesaggio e dei tesori artistici va quasi sempre in collisione con lo sviluppo. Poteri di stato, regioni, comuni, si accavallano e si annullano, sommandosi a negligenze, furberie di corta visuale. Mentre problemi, sentenze, soluzioni, si trascinano per decine di anni, lasciando più all'oblio che alla lungimiranza il compito di decidere. Adriano girò il mondo antico per razionalizzare l'impero e la pubblica amministrazione. Suona quasi beffardo, che qualche millennio dopo, il suo paradisiaco ritiro si trovi al centro di questo pasticciaccio. La testa di Faustina Durante scavi in Turchia, gli archeologi hanno trovato una gigantesca testa in marmo di Faustina, moglie di Antonino Pio (adottato da Adriano nel 138). Faustina fu costretta a sposare l'imperatore omosessuale a 14 anni. La statua la ritrae però con le sembianze, inedite, di donna matura.
Tivoli, ambientalisti contro il Comune: "Il gioiello verrà soffocato dalle villette"
La Villa Adriana, un'antica residenza imperiale romana, è in pericolo a causa di un progetto di costruzione di un quartiere residenziale da 160 mila metri cubi. L'area è tutelata dal Ministero dei beni culturali e dal Piano territoriale paesistico della Regione del 2001, ma il comune di Tivoli ha approvato il progetto. Gli ambientalisti e Italia Nostra hanno iniziato a mobilitarsi contro il progetto, affermando che la zona non è adatta per la costruzione e che il progetto non rispetterà l'ambiente e le vestigie storiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo