Doveva essere l'anno delle siiq, le società di investimento immobiliare quotate, e invece è stato l'anno della riscoperta dei fondi immobiliari; soprattutto da parte del mondo bancario e assicurativo. L'estate si chiude con il tre grandi progetti avviati tutti riservati a investitori istituzionali: il fondo da un miliardo del Banco Popolare, quello di Unicredit da due miliardi e, ultimo arrivato, il progetto di un fondo immobiliare da parte di Intesa Sanpaolo del valore di poco meno di un miliardo. Complessivamente si tratta di quattro miliardi di patrimonio che adesso dovranno essere collocati presso investitori istituzionali. L'esperienza recente che ha generato questo mini boom è quella del fondo Scarlatti. Nelle scorse settimane Generali ha concluso il collocamento del 30 del fondo da 1,4 miliardi gestito da Generali Immobiliare sgr per 218 milioni. L'importanza dell'operazione è stata quella di riuscire a collocare le quote al Nav, il valore netto degli asset, nonostante il momento non facile del settore immobiliare in cui molte operazioni sono concluse con forti sconti. La sfida sarà vedere se gli altri riusciranno a fare altrettanto visto che per tutti e tre i progetti l'obiettivo è arrivare al collocamento entro la fine dell'anno. Molti operatori infatti si chiedono se ci sia in questo momento la liquidità sufficiente per far fronte all'immissione sul mercato di quattro miliardi di patrimonio immobiliare. Nel caso del fondo Scarlatti ad entrare sono stati alcuni dei principali gruppi italiani come Fininvest, le famglie Moratti e Benetton, Allianz-Ras e la Cassa Forense. Proprio gli enti previdenziali sono molto corteggiati in questo momento sul mercato perchè rappresentano gli investitori ideali per prodotti sicuri e con rendimenti non elevati, ma costanti e garantiti. A loro potrebbe guardare Fimit che ha recentemente stretto un accordo per trattare in esclusiva la cessione del patrimonio di Immit, la società che Intesa Sanpaolo voleva far diventare siiq, in vista della creazione di un fondo immobiliare. All'interno di Fimit c'è un patrimonio stimato in 1,3 miliardi di euro e adesso si sta valutando la costituzione di un fondo da poco meno di un miliardo, all'incirca la stessa cifra a cui era stata valutata la società quando si pensava alla quotazione in Borsa. La questione del collocamento tocca da vicino anche il Banco Popolare che ha lanciato nei mesi scorsi un fondo immobiliare da circa un miliardo (500 immobili, soprattutto sedi e filiali dell'istituto) che sara' gestito da Generali Properties sgr e che ora aspetta investitori istituzionali pronti a sottoscriverne le quote. Infine, l'operazione di maggiore entità è quella che riguarda Unicredit che punta a creare un fondo immobiliare da due miliardi in cui inserire immobili strategici e filiali nelle principali citta' italiane tra cui Milano, Roma e Genova. L'operazione è ancora un cantiere aperto e si attende l'ufficializzazione della scelta della società di gestione del risparmio. Per il collocamento, poi, si guarda anche a investitori esteri considerando la forte presenza internazionale maturata in questi anni dall'istituto guidato da Alessandro Profumo. - Radiocor - Milano, 14 agosto -