Doveva essere il primo appuntamento del Fai aperto agli italiani. In realtà, il complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, a Roma, sede del convegno, non ha potuto accogliere i 950 iscritti, tutti soci, che hanno risposto in massa all'appuntamento, pagando cinque euro ciascuno: per motivi di sicurezza, infatti, nella struttura erano disponibili soltanto ottocento posti, ma solo una quindicina di persone sono riuscite a entrare e ad ascoltare il dibattito a cui ha preso parte anche il presidente della Repubblica a cui è stato presentato il decalogo per salvare l'ambiente e i suoi immensi tesori: «Riconoscere il valore dell'eredità culturale, le radici della nostra identità nazionale per costruire un futuro, opporsi alla tirannia di un presente smemorato che aggredisce e devasta il paesaggio e il territorio italiano», sono queste alcune delle dieci regole Fai. Ciampi ha poi ascoltato gli interventi del sindaco di Roma Veltroni, del presidente del Fondo per l'Ambiente Italiano, Giulia Maria Mozzoni Crespi e del ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giuliano Urbani. Rispondendo al tema del convegno, «Conservazione e Partecipazione», Veltroni ha ricordato la «Carta della qualità», con la quale il Comune ha pianificato il recente Piano Regolatore, il primo dopo 100 anni: 27mila schede compilate sulla storia di edifici, strade, monumenti, strutture, comprendendo data di edificazione, contesto architettonico e storico, realtà urbana e sociale. La nostra eredità culturale non deve essere passivamente conservata ma da tutti vissuta con il coraggio di usarla, perfezionarla e integrarla con le necessità del presento», ha detto il sindaco di Roma. Inevitabile che il dibattito si soffermasse sulla questione del condono edilizio: «Fa sembrare imbecilli gli onesti - ha detto la presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi - In questa sala, credo che siamo tutti onesti dunque: siamo tutti imbecilli!» Poi, la presidente ha ricordato che è «almeno confortante la notizia che la depenalizzazione dei reati edilizi, prevista dal Governo, non è passata, e rivolgendosi al ministro per i Beni Culturali, Mozzoni Crespi ha ribadito che «il futuro di quello che accadrà ai nostri beni culturali e ambientali dipende proprio da Urbani». «È possibile che 50 milioni di persone diventino controllori del patrimonio artistico italiano?», ha chiesto il ministro Urbani parlando dei difficili controlli in materia edilizia.