Nellelenco ci sono alcuni fra i più noti tesori siciliani: il teatro antico di Taormina, le aree archeologiche di Segesta e Selinunte, il museo Paolo Orsi e il parco di Neapolis a Siracusa. Siti visitati ogni anno da migliaia di visitatori, motivo dorgoglio per una Regione che, unica in Italia, ha competenza esclusiva sui propri beni culturali. Ma la gestione di quelle bellezze nasconde una voragine dei conti da dodici milioni di euro, al centro di un contenzioso fra lamministrazione e lassociazione di privati che ne ha la gestione dal 2003: si tratta di Novamusa, un cartello che comprende fra gli altri, nomi del calibro di Framon (gruppo Franza) e Domenico Sanfilippo Editore. Cè questo debito da capogiro, relativo agli introiti dei biglietti dingresso, dietro il braccio di ferro di scena da quasi tre mesi in piazza Croci: da un lato, il dirigente generale del dipartimento Beni culturali, Romeo Palma, che già a fine maggio ha predisposto i decreti di decadenza dalla concessione per la Novamusa, accusata di non aver versato alla Regione - secondo i dati in mano a Palma - buona parte dei proventi della vendita dei biglietti relativi a otto siti in un periodo che va dal 2004 a oggi. Dallaltro lato, lassessore Antonello Antinoro che - malgrado i diversi solleciti da parte del dirigente - non ha ancora dato il via libera "politico" ai provvedimenti di rescissione del contratto. Clima tuttaltro che sereno, dalle parti dellassessorato, alla vigilia di una nuova seduta di giunta che la prossima settimana dovrebbe finalmente affrontare il nodo dello spoils system: non è un mistero che Antinoro voglia rimpiazzare Palma con il proprio capo di gabinetto Adele Mormino. E il dirigente, che da alcuni mesi ha avuto assegnata dalla Prefettura una tutela per oscure minacce ricevute, si sente sottassedio. Sulla gestione dei servizi aggiuntivi (biglietteria, bookshop, caffetteria), peraltro, indaga la Guardia di Finanza, su mandato della Procura regionale della Corte dei conti. Palma a ottobre ha aperto formalmente una procedura amministrativa con cui contesta la violazione degli obblighi contrattuali da parte di Novamusa. In particolare, il mancato pagamento dei canoni fissi che, solo per la gestione del teatro di Taormina, ammonterebbe a 2 milioni 197 mila, a un milione 800 mila euro per i tre siti di Siracusa (Paolo Orsi, Neapolis e Palazzo Bellomo, chiuso dal novembre 2004), a un milione 700 mila euro per le zone archeologiche di Segesta e Selinunte e per il museo Baglio Anselmi di Marsala. Gli accordi sottoscritti fra la Regione e le società che gestiscono i servizi aggiuntivi prevedono che i privati trattengano circa il 10 per cento dei proventi della biglietteria, mentre la restante parte dovrebbe essere trasferita alla Regione (70 per cento) e Comune competente (30 per cento). Novamusa ha impugnato il provvedimento di contestazione davanti al Tar Sicilia. Ma nelle mosse della ricorrente, Palma ha ravvisato «un atteggiamento dilatorio» e, forte di un parere dellAvvocatura dello Stato che sottolinea «lesigenza di concludere il procedimento di decadenza», ha ribadito allassessore la volontà di troncare ogni rapporto con Novamusa. Lultima volta con una lettera protocollata l11 agosto. Ma nulla si è mosso, nei piani alti dellassessorato. Anche perché la società difende le sue ragioni. Contesta anzitutto la cifra di 12 milioni: «Comprende anche un debito inesistente nei confronti dei Comuni», dice il presidente Gaetano Mercadante. Novamusa, ancora per voce di Mercadante, si definisce «enormemente danneggiata» da parte della Regione, che non ha mai messo a disposizione locali e spazi adeguati per realizzare ristoranti e librerie, il vero business per un privato che investe in questo settore. Non solo: Novamusa in qualche caso, come a Tindari, ha realizzato in proprio - con lappoggio tecnico delle soprintendenze - le infrastrutture necessarie a realizzare i servizi aggiuntivi. E, in virtù di una pronuncia della giunta del 2003, ritiene di dover "defalcare" le spese sostenute dai proventi delle biglietterie. Ecco perché trattiene le somme, ecco dove nasce il contenzioso che ha reso incandescente la gestione dei beni culturali in Sicilia.
SICILIA MUSEI - Buco nei conti delle biglietterie la Regione chiede i soldi ai privati
La Regione siciliana è in crisi per la gestione dei suoi beni culturali, con un debito di 12 milioni di euro da parte della società Novamusa, che gestisce i servizi aggiuntivi nei siti archeologici. La società, accusata di non aver versato alla Regione buona parte dei proventi della vendita dei biglietti, ha impugnato il provvedimento di contestazione del dirigente generale del dipartimento Beni culturali, Romeo Palma. La crisi è stata aggravata dalla mancata risoluzione del contenzioso, che ha reso incandescente la gestione dei beni culturali in Sicilia. La Regione ha aperto una procedura amministrativa contro Novamusa, che contesta la violazione degli obblighi contrattuali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo