Lintervento privato nella gestione di musei e siti archeologici fuori dai confini siciliani è molto spesso sinonimo di eccellenza. Lavvento dei privati nella gestione dei servizi aggiuntivi, biglietterie, punti di ristoro, bookshop comincia con la legge Ronchey, Anni dopo, però, il rapporto pubblico-privato è ancora in chiaroscuro. «In Italia la gestione privata è lunica via per migliorare i servizi culturali - sostiene Ledo Prato, segretario generale della fondazione per il patrimonio culturale delle città dellItalia - ma bisogna che se ne rendano conto le soprintendenze. Demonizzare i capitali privati e rinfocolare il clima di diffidenza nei confronti delle imprese è un controsenso economico». Insomma, secondo Prato, per migliorare la gestione dei servizi affidati alle imprese servono leggi più efficienti: «La Galleria degli Uffizi è un esempio di come, con una gestione meno rigida, le prospettive di realizzazione, già ottime per privati e istituzioni, potrebbero essere potenziate. Se queste prospettive non migliorano, se non si comprende che solo attraverso un intervento più massiccio ed incisivo dei soggetti privati, che devono essere lasciati più liberi nei loro atti gestionali, non riusciremo a restare al passo con le grandi città darte internazionali». Patrizia Asproni, presidente di Confcultura e direttore di Firenze Musei, il raggruppamento che gestisce tutti i musei statali fiorentini, e del quale fanno parte imprenditori come Ferragamo, Giunti e Opera editrice, spiega i motivi del successo della galleria fiorentina: «La Galleria degli Uffizi - il terzo monumento in Italia per numero di visitatori - è lesempio perfetto di come la gestione privata dei beni culturali possa essere la migliore soluzione per ottimizzare il servizio. Condizione indispensabile è però un dialogo intelligente con linterlocutore pubblico che, nel nostro caso, ci ha permesso di porre in atto numerose iniziative». La Asproni prosegue analizzando la crisi del settore in Sicilia: « La Sicilia è una terra dalle potenzialità enormi ma che ha bisogno di un adeguato supporto. Fino a quando non ci si renderà conto che la parcellizzazione dellofferta genera solo effetti negativi, non si potrà migliorare. Bisogna esportare la mentalità manageriale al settore della cultura». Lunica soluzione secondo il presidente di Confcultura sta nel rivoluzionare il sistema di concessione, usando come criterio un progetto di gestione chiaro, basato su conti economici e piani finanziari chiari.