Dal monumento di Cellini a Ponte Vecchio sono spariti ormai da tempo. Ma i "lucchetti dellamore" sono tornati poco più in là: ben serrati alla catena antisosta sul terrazzo del lungarno Archibusieri, sul fronte degli Uffizi. Come ogni moda anche questa manìa ha un andamento ciclico. Così chi pensava che fosse stata estirpata dopo il pugno duro di Palazzo Vecchio, che aveva prescritto 50 euro di multa ai trasgressori e la rimozione di tutti i lucchetti affastellati sul busto di Cellini, ora assiste al rifiorire del rito dei lucchetti. Non tutti sanno che il nuovo regolamento di polizia municipale, appena entrato in vigore, sanziona questa tendenza, vietando esplicitamente (art. 4, comma 3) di «collocare su muri, lampioni, recinzioni, barrire di protezione ai monumenti o altri elementi di arredo urbano o altri manufatti, oggetti ricordo, fotografie, manifesti, ecc Prevedendo per i trasgressori la multa di 160 euro. «Pensavamo che fosse finita, invece la moda si è scatenata di nuovo - osserva il comandante dei vigili Alessandro Bartolini - Abbiamo già fatto la nostra segnalazione al settore mobilità, visto che si tratta di una catena antisosta collocata da loro. Magari basta toglierla e sostituirla con una nuova. Il fatto è che a Ponte Vecchio i lucchetti danneggiavano un monumento e lì sul lungarno la cosa non è così grave anche se altrettanto evidente. Comunque dopo i giorni di ferragosto provvederanno sicuramente facendoli rimuovere da un fabbro». Anche la soprintendente Paola Grifoni commenta la ripresa di questa "brutta" abitudine: «Mi fa piacere che sia stata inserito tra i divieti del regolamento di polizia municipale. E comunque faremo la nostra segnalazione a Palazzo Vecchio perché vengano rimossi anche da lì». La prima comparsa dei lucchetti sul Ponte Vecchio risale al 2003, presentata come una antica tradizione degli studenti della scuola militare. Ma pare si trattasse piuttosto di un uso importato dai turisti stranieri, con un tam tam ripreso anche da internet, e promosso da negozianti locali: due innamorati muniti di lucchetto lo legavano a due cavi esterni al ponte e gettavano la chiave in Arno. Tolti i due cavi che rischiavano di strapparsi e cadere nel fiume, gli allucchettamenti amorosi sommersero lentamente la statua del Cellini. E quando diventarono più di 5mila, il Comune decise di intervenire con multe e rimozione. E ora ci risiamo.