Tempi grami per chi ama l'Italia dei tesori d'arte, dei monumenti, dei paesaggi sopravvissuti al cemento: lo Stato sempre più avaro e sempre più deciso a mettere in vendita i suoi gioielli, i danni del condono edilizio in arrivo, le nuove norme che svuotano i poteri di controllo e di veto delle soprintendenze, l'aria di mercificazione della cultura che si respira in giro. Giusta dunque la decisione di un'associazione prestigiosa come il Fai, che sulla difesa di questi valori minacciati fonda la propria ragione, di rinserrare i ranghi, mobilitarsi, lanciare nuove parole d'ordine, condensate in un decalogo di proposte. Lo ha fatto con un convegno nazionale svoltosi ieri nei padiglioni dell'antico ospedale sistino. E nobilitato dalla presenza di un testimone d'eccezione: il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il capo dello Stato assiste solo all'avvio dell'incontro e non rilascia commenti. Ma per lui parlano i testi dei discorsi con qui più volte è di recente intervenuto a sottolineare l'importanza della cultura e del paesaggio come radici irrinunciabili della nostra memoria e della nostra identità nazionale, a rimarcare l'originalità e l'ineludibile dettato dell'articolo 9 della costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». E sono bussole a cui si ancorano tutti gli interventi. Quello del sindaco Waltet Weltroni, che cita l'esempio della crescita culturale di Roma come modello dell'integrazione tra partecipazione e tutela. Quello del direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis, che mette in guardia dai rischi di indebolire la diga con cui da secoli l'Italia si oppone alla dispersione dei propri tesori. Persino quello il ministro della cultura Giuliano Urbani, piuttosto in imbarazzo di fronte ai veementi appelli con cui Giulia Crespi, presidentessa del Fai, denuncia il condono del governo («una legge che trasforma gli onesti in imbecilli»), cerca di strappargli promesse per riparare agli errori e alle omissioni che sta commettendo, lo prega di indossare i panni del principe azzurro per sventare i malefici delle mele stregate messe in circolo da chi conosce solo il potere del denaro.