Dietro il linguaggio di "Famiglia Cristiana" l'antipatia viscerale per Berlusconi «Quello che mi sorprende delle posizioni assunte da Famiglia Cristiana è soprattutto il tono, che non addice ad un settimanale cattolico». Cos'è che non va nel linguaggio del settimanale cattolico, ministro Bondi? «I toni sono incredibilmente duri, privi di prudenza e di responsabilità, e sembrano fatti apposta per scatenare polemiche politiche. E' questo in fondo l'aspetto più preoccupante di ciò che è avvenuto: lo ha messo in luce anche monsignor Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, che ha parlato di isterismo». Per la verità, sono state sollevate critiche precise all'azione di governo. «Quello che Famiglia Cristiana ha sostenuto non è nuovo. Il giornale ha continuato ad esprimere opinioni su questioni politiche e sociali che riflettono una cultura che sbrigativamente viene definita catto-comunista. Non capisco perché il direttore di Famiglia Cristiana neghi scandalizzato questa accusa». Don Sciortino obietta che neanche esiste più, il catto-comunismo... «Si tratta di una cultura che ha nobili ascendenze nel mondo cattolico e nella sinistra italiana. Peccato, però, che oggi la sinistra per prima ripudi questa cultura in nome di un individualismo libertario proprio della cultura radicale e di in nome di un laicismo che assume tinte perfino anticlericali. Peccato che a Famiglia Cristiana non se ne siano ancora accorti. Quando in particolare il governo Prodi, il "cattolico adulto" che tanto piaceva e forse ancora piace a loro, si faceva sostenitore delle coppie di fatto, delle unioni omosessuali e della revisione della legge 40». A Prodi, ricorda don Sciortino, il giornale non ha risparmiato bacchettate. «Queste critiche chiare e forti a Prodi io veramente non le ho sentite. E sarebbero state ben giustificate, a differenza di quelle lanciate a noi. Diciamo le cose come stanno. Il filo conduttore è sempre quello: la simpatia per i cattolici adulti, l'antipatia viscerale per Berlusconi». Vuol dire che c'è una regia politica dietro gli articoli di Famiglia cristiana? «Parlo di retaggio culturale. Anche se il catto-comunismo non c'è più, resiste il suo linguaggio. Un linguaggio sostanzialmente di sinistra, fatto di un generico solidarismo sociale e di un altrettanto generico "irenismo pacifista". E' un linguaggio che si interessa più alla politica che alla fede. Ma è un linguaggio altrettanto rarefatto e ideologico di quello della sinistra, che infatti è stata sonoramente bocciata dai cittadini alle elezioni». Sta dicendo che Famiglia cristiana è ormai lontana dal popolo delle parrocchie? «Sì. Sono intellettuali, che hanno perso ilrapporto con il loro popolo, credenti e parrocchie. Posizioni ideologiche, propugnate da intellettuali lontani dalle esigenze concrete dei cittadini. Per questo, possono prendere lucciole per lanterne, cioè possono dedurre da provvedimenti verso gli immigrati un rischio di regime o di fascismo. Mentre si tratta di provvedimenti che sono considerati giusti, necessari e urgenti da parte di una maggioranza di cittadini, che tutto sono fuorché xenofobi oppure nostalgici del fascismo». Ministro, ma da cattolico non la sfiora il dubbio che queste critiche siano invece spia di una delusione crescente verso il governo? «Da molti cattolici, e anche da tanti che non erano ben disposti nei nostri confronti, sento piuttosto crescere l'apprezzamento. Potrei citarne tanti, dall'arcivescovo di Gorizia a semplici parroci. Il problema è perciò un problema culturale, presente anche nella Chiesa, un'incapacità di ascoltare le esigenze, anche le paure e le speranze dei cittadini, specialmente quelli più deboli». Nessun problema quindi per il governo? «La posizione di Fam iglia Cristiana non scalfisce minimamente il governo, ma rischia di compromettere la Chiesa e di coinvolgerla in posizioni che non sono affatto condivise dal popolo. Insomma, danneggia la Chiesa stessa». Dovrebbe perciò prendere provvedimenti? «Questo non tocca a me dirlo».