Nessuna intenzione di scavalcare progetti preesistenti: dopo la lettera del presidente della Regione Bassolino al ministro Giuliano Urbani, pubblicata ieri sul nostro giornale, per il tramite del suo portavoce il titolare dei Beni Culturali manda segnali tali da smorzare ogni polemica. Fa sapere di non aver ancora «ufficialmente» ricevuto la missiva, ma soprattutto ribadisce che la sua idea di un parco a tema a Pompei non si sovrappone all'altra, elaborata dall'architetto Francesco Venezia per conto della Regione Campania e della Tess, con l'avallo degli organismi comunitari europei. Il che non escluderebbe altri progetti ministeriali per la valorizzazione del sito archeologico più ricco e affascinante del mondo. Vediamolo dunque da vicino, il progetto di Venezia, grande firma dell'architettura con una speciale sensibilità per far rivivere il senso dell'antico attestata, tra l'altro, dalla cura dell'allestimento della mostra sugli Etruschi a Palazzo Grassi. «Il mio progetto, che ho trasmesso formalmente in luglio, consiste nel trasformare una vasta area abbandonata, occupata da capannoni e posta a 400 metri circa da Porta Marina», dice Venezia. «Il sorgerà un Centro delle Esposizioni - termine che preferisco all'altro di "parco a tema" - che sarà una sorta d'introduzione alla vera e propria visita agli scavi. E si è pensato anche alla possibilità di raggiungere il Centro dal mare. A esso sarà affiancato un albergo con caratteristiche del tutto peculiari: sarà un albergo orizzontale». Che cos'a altro ci sarà di speciale? «L'idea è quella di considerare l'intero centro come luogo di accoglienza e di introduzione agli scavi, attraverso informazioni preliminari da corroborare successivamente alla visita con ricostruzioni e approfondimenti. Ci saranno vasti spazi espositivi dove troveranno posto anche reperti collegati alla vita quotidiana di Pompei, di cui si prevede la disponibilità attingendo ai depositi. Ci sarà poi un'area congressi con un auditorium che ospiterà periodicamente iniziative collegate al mondo dell'archeologia. Ci saranno naturalmente delle sale di proiezione speciali in cui saranno proiettati filmati riguardanti la ricostruzione della vita quotidiana a Pompei». In un'intervista al nostro giornale ieri il professor Salvatore Settis ha paventato il rischio di privilegiare le ricostruzioni virtuali rispetto all' area vera e propria degli scavi. Come risponde? «Trovo del tutto legittime le preoccupazioni di Settis, anzi le condivido pienamente. Quando ho accettato l'incarico, ho manifestato ai committenti le sue stesse perplessità: che mai il parco a tema assumesse una fisionomia in qualche modo alternativa a Pompei, con ricostruzioni fittizie, o kitsch». Ma quanto spazio al virtuale prevede il suo progetto? «È limitato alle due sale di proiezione, utilissime in ogni caso. È il caso di considerare il fatto che Pompei ha una massa di un milione e mezzo di visitatori all'anno: a meno che non si decida di riconfigurare con gli scavi un rapporto elitario, si tratta di fare una scelta che vada incontro ad esigenze diverse e varie.» Quale rapporto stabilirà tra rispetto dell'antico ed esigenza di divulgazione nel presente? «Credo che l'interesse di una civiltà antica stia nella sua capacità di irradiare nel presente valori che ci riguardano ancora. Dunque, Pompei non andrà considerata come una realtà estinta, ma come civiltà in grado di continuare a parlarci. Allora, il progetto sarà integrativo e al servizio delle visita fondamentale, cioè quella agli scavi. Fornirà un supporto informativo, conoscitivo, didattico. Q tutto, in una struttura adeguata, un complesso architettonico investito dei valori di quella cultura liberata di ogni suggestione di tipo storicistico. Ci sarà un controllo della luce naturale, un'attenzione alle proporzioni in grado di restituire l'atmosfera e laqualità dei valori spaziali del mondo romano. Per intenderci, niente decorazioni in stile pompeiano, che oggi sarebbero solo kitsch, ma un progetto in cui la luce sia pompeiana». Che dimensioni avrà l'albergo? «Sarà costituito da 250 camere, con tutte le caratteristiche dell'albergo a cinque stelle. Nessun contatto con l'esterno, introversione totale. Le stanze si apriranno su interni sistemati a giardino, corti, vasche abitate da piante, fontane, sculture, illuminati dalla luce zenitale proveniente da squarci prodotti nelle volte continue. Senza contaminazioni decorative. La scommessa è duplice: la prima è di promuovere un risanamento urbanistico di un'area totalmente degradata, in un sito paesaggistico che pure potrebbe essere la giusta cornice per gli scavi. La seconda è quella di trattenere i turisti per più giorni, d'interrompere il "mordi e fuggì" che caratterizza le loro visite, di guidarli verso una comprensione piena dell'esperienza fatta a Pompei. Cionondimeno, anche il migliore dei progetti può correre dei rischi in fase di attuazione. Ciò vuoi dire che andrà seguito, guidato, sorvegliato in fase di realizzazione. Ed è quello che mi riprometto di fare».
Pompei, progetto per un Centro dove riviva l'antico
Il ministro dei Beni Culturali, Francesco Venezia, ha confermato che il suo progetto per un centro delle esposizioni a Pompei non si sovrappone all'idea di un parco a tema proposta dalla Regione Campania e dalla Tess. Venezia ha ribadito che il suo progetto consiste nel trasformare un'area abbandonata in un centro delle esposizioni che sarà una sorta di introduzione alla visita agli scavi. Il progetto prevede anche un albergo orizzontale con caratteristiche peculiari e spazi espositivi per reperti archeologici. Venezia ha risposto alle preoccupazioni dell'archeologo Salvatore Settis, che ha paventato il rischio di ricostruzioni virtuali.
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