Quello affrontato da Sandro Bondì è un tema estetico molto sofisticato. Il ministro si è posto la questione di che cosa è bello, di ciò che noi riteniamo bello ma non ha niente a che fare con il concetto di bellezza, né ideale né formale. Larte contemporanea sovverte radicalmente questo concetto: non cè in essa né la nobiltà del soggetto né lelezione formale, cioè la capacità di esprimere una formidabile tecnica o manualità. Tutto questo ha inizio con una data precisa: la seconda metà dellOttocento, con Van Gogh e il Doganiere Rousseau, poi, nel Novecento, con Ligabue.I quali non sanno dipingere, non sono interessati alla bella pittura e scelgono soggetti turpi. Tuttavia, Van Gogh è tanto più grande quanto è meno bravo; il suo tema fondamentale non è dipingere bene, ma dipingere uno stato danimo. Così Rousseau, il quale elabora una pittura senza nessun rispetto perla forma tradizionale e perle proporzioni Il discorso vale anche per 1"Antigrazioso" di Boccioni, volutamente brutto. Nel 1915, Duchamp completa la ricetta con il suo "Orinatoio": chi può dire che sia bello? Non è ben fatto semplicemente perché non è fatto. Perché dovrebbe darci unemozione? E perché dovrebbe darcela la visione della "Merda dartista" di Manzoni? Dobbiamo cominciare a usare le parole per il sìgnificato che hanno assunto oggi. "Bello" è ciò che è riuscito: ho fatto guardare come opera darte una scatoletta di merda, quindi sono un genio. "Bello" è una parola che utilizziamo per consacrare una riuscita prevalentemente legata alla comunicazione. Prendiamo il caso di Maurizio Cattelan che appende i suoi bambolotti perle strade. Perché dobbiamo dire che sono belli? Perché trova un complice involontario nel leghista di turno che li toglie: lopera esiste perché se ne parla. Edèbellaperché il colpo è riuscito, perché lartista ha fatto parlare di sé. Quindi le considerazioni di Bondi sono assolutamente logiche. E non capisco le pretese delle anime belle secondo cui il ministro non ha capito il dono dellarte contemporanea. Perché uno come Francesco Bonami - il quale non ha idea di che cosa sia il bello classico, che conosce Giotto, Simone Martini e Piero della Francesca solo per caso - è titolato a stabilire che cosa sia larte contemporanea? In questo sta la grande arroganza dellarte contemporanea, che si pretende debba essere soltanto una e viene valutata in termini di esclusività da una serie di artisti a danno di altri. "Contemporaneo" è tutto ciò che il mio tempo produce, anche ciò che è inattuale. Bondi ha il candore di non farsi imporre ciò che i luoghi comuni della moda e della critica stabiliscono. Mi ricorda il film "Le vacanze intelligenti" con Alberto Sordi che visita la Biennale di Venezia. Mentre si trova dentro, sua moglie - stanca - si appoggia a una sedia. In quel momento passa un gruppo di turisti e crede che si tratti di unopera e comincia a commentarla. Bondi e Sordi non sono dei sempliciotti: non vedono perché farsi coinvolgere dalla sacralità di unopera che non è bella in sé, ma in quanto è esposta in un museo. Davanti alla quantità enorme di opere di modestissimo ingegno che prescindono dal concetto di bello ed entrano nella dimensione della moda e della tendenza, legittimate dalla provocazione, Bondi ha tutto il diritto di non riconoscerle. Prende atto che la bellezzanon èpiù un requisito, non èpiùnecessaria. E la merda dartista ne è la prova. Martedì La Stampa di Torino ha ripreso unintervista realizzata dalla rivista Grazia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, il quale, fra le altre cose, ha dichiarato: «Faccio fatica a trovare segni di bellezza nellarte contemporanea; se visito una mostra faccio come molti, cioè fingo di capire. Ma, sinceramente, non capisco». Il Ministro ha espresso anche il desiderio di «promuovere e sostenere nuovi artisti», ma si è attirato le pesanti critiche dì alcuni dei critici e artisti italiani più in voga, come Francesco Bonami, Michelangelo Pistoletto, Francesco Poli e Francesco Vezzoli, che lhanno accusato di essere troppo conservatore e di non capire le nuove forme di espressione. Ieri Luca Beatrice è intervenuto su Libero spiegando come il sistema dellarte italiana sia nelle mani di un pugno di critici e "addetti al lavori" politicamente orientati a sinistra, i quali sono subito pronti a difendere il proprio feudo da qualsiasi proposta o idea proveniente dalla parte avversa. Oggi continuiamo il dibattito con un nuovo intervento di Luca Beatrice sui nomi da tenere docchio nel panorama contemporaneo e con un articolo di Vittorio Sgarbi.
ARTE CONTEMPORANEA - Il ministro Bondi ha ragione Oggi il bello non esiste più
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondì ha espresso la sua insoddisfazione per larte contemporanea, affermando che non trova segni di bellezza nelle opere d'arte moderne e contemporanee. Ha anche dichiarato di non capire il significato di queste opere e di farsi finta di capire per non sembrare ignorante. Il ministro ha anche espresso il desiderio di promuovere e sostenere nuovi artisti, ma ha attirato le critiche di alcuni critici e artisti italiani. Il sistema dell'arte italiana è stato descritto come essere nelle mani di un pugno di critici e "addetti al lavoro" politicamente orientati a sinistra, che difendono il proprio feudo da qualsiasi proposta o idea proveniente dalla parte avversa.
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