«Secondo la lex sacra spoletina, quando sì profanava un bosco sacro bisognava espiare il peccato dedicando un bue a Giove. Quanti buoi ci vorranno per il ponte sullo Stretto di Messina? Quanti buoi ci vorranno per i porti turistici che si vogliono costruire ogni 50 chilometri di costa?» Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai (Fondo per l'ambiente italiano), ha aperto così il convegno su «Conservazione e partecipazione», nella spettacolare sala del Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, alla presenza del presidente della Repubblica. Finora il Fai si era accontentato di fornire un servizio integrativo, una sorta di compensazione degli scarsi investimenti in cultura del governo italiano: le Giornate di primavera, con le centinaia di monumenti aperti per l'occasione, hanno addolcito la pillola dei musei a scartamento ridotto. Adesso l'associazione ambientalista, forte di 60 mila aderenti, 29 tesori artistici in proprietà e 350 mila persone che si mettono in fila ogni anno per visitare i capolavori eccezionalmente aperti, vuol far sentire la sua voce nel momento in cui si decide la politica dei tesori d'Italia. Dopo aver ricordato che il paesaggio italiano ha resistito a secoli di invasioni e a due guerre mondiali ma non agli ultimi 50 anni di benessere e oggi appare particolarmente a rischio, Giulia Maria Mozzoni! Crespi si è rivolta direttamenite al ministro dei Beni culturalii: «Raccontandole ai miei nipoti, ho riscoperto le verità profonde delle favole. Ad esempio prendiamo Biancaneve: attratta da una mela bella, lucida, traditrice, era stata ingannata fino a perdere la vita, poi per fortuna ha trovato il principe celeste. Lei, ministro Urbani, sarà questo principe?» Urbani ha risposto esibendo un imbarazzo sincero e misure di governo meno convincenti: «Per motivi estetici e anagraflci temo di non poter svolgere quel ruolo, ma con il nuovo codice dei beni culturali e paesaggistici, ora alla firma del capo dello Stato, il livello di protezione crescerà senz'altro».. Il ministro ha concluso il suo intervento citando, come esempio di scempio paesaggistico da evitare, «le centrali eoliche nella mia Umbria». Un passaggio poco gradito agli ambientalisti in sala. «Ai dubbi sul codice Urbani, che restano intatti, si aggiunge ora la necessità di spiegiare chenon c'è un eolico buono e un eolico cattivo, ma zone giusste o sbagliate: un problema che si risolverebbe facilmente se il governo si decidesse a varare un protocollo nazionale sulla localizzazione delle pale eoliche che restano una delle poche alternative disponibili al disastro dei combustibili fossili», ha replicato Gaetano Benedetto, vicesegretario del Wwf.. Preoccupato anche il Fai, che ha snocciolato un lungo elenco di scempi ambientali sul punto di concretizzarsi: da un progetto in Piemonte che devasterebbe 70 ettari per costruire una delle tante Disneyland in crisi in tutta Europa allo smembramento del parco del Ticino per far posto a un ampliamento dell'aeroporto di Malpensa. L'incrocio tra partecipazione e conservazione non offre però solo problemi .Come ha ricordato il sociologo Domenico De Masi, la società post industriale, assieme alle trappole, regala anche opportunità: vent'anni fa al Lingotto di Torino c'era il rumore delle presse, oggi si ascoltano concerti; e valori considerati femminili come l'estetica, la soggettività e l'emotività stanno conquistando l'universo maschile. Il Fai ha approfittato di questo sommovimento culturale per lanciare «non un decalogo, che è perentorio ed esprime certezze, ma dieci proposte che richiedono una risposta, che vogliono aprire il dialogo con 56 milioni di italiani». Proposte che sono formulate con la nettezza di chi definisce un valore (si va dall'opposizione alla tirannia di un presente smemorato alla difesa della propria identità, dalla conoscenza del proprio patrimonio all'integrazione del passato con il presente), ma che restano sostanzialmente un appello a schierarsi, a partecipare alla battaglia comune per la difesa del patrimonio culturale e paesaggistico.
Un codice per salvare i tesori d'Italia
Il presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi, ha tenuto un convegno su Conservazione e partecipazione, nella quale ha chiesto al ministro dei Beni culturali di varare un protocollo nazionale sulla localizzazione delle pale eoliche. Il Fai ha anche presentato dieci proposte per la difesa del patrimonio culturale e paesaggistico, che richiedono una risposta da parte di 56 milioni di italiani. Il ministro Urbani ha risposto con un imbarazzo e ha citato un esempio di scempio paesaggistico, le centrali eoliche nella sua Umbria. Il Wwf ha replicato che il governo dovrebbe varare un protocollo nazionale per risolvere il problema delle pale eoliche.
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