«Scusi, ma perché si paga un biglietto intero per un museo che ha nove sezioni su 19 chiuse?». Frase secca, in lingua inglese, con bigliettaio del Museo nazionale archeologico che resta ammutolito e scrolla le spalle: «Non lo chiedete a me». Identica scena opposta alle domande del cronista: «Andate in direzione, non sappiamo niente». Il visitatore Gerard Bastian ha 45 anni, è tedesco, vive vicino Francoforte con la moglie Nicole e le loro due ragazze, ma lavora in una grande società per ricambi dauto da corsa. Ieri, tutti insieme, avrebbero voluto godersi la sezione dei celebri affreschi di Pompei. Che invece è chiusa: come quella delle Gemme Farnesi, della collezione egizia, della Pithecusae, del mito di Iside, e così via. Sarà per un altro anno. Ma il peggio viene dopo. Quando un altro turista straniero chiede una piantina del Museo e si sente rispondere che quel foglietto costa 50 centesimi ed esiste esclusivamente in italiano, nonostante quasi tutti i pannelli interni alle sale - «sorry!» - non prevedano una traduzione in inglese. Eccole, le gaffe del Museo archeologico di Napoli, vanto (a ragione) di Napoli nel mondo. A ridosso del Ferragosto darte, si scopre la beffa di un museo caro e virtuale. E non nel miglior senso. Non è un caso isolato, beninteso: gli addetti al controllo delle sale sono pochi. E costano. Ma quando alla carenza di personale che flagella molti siti darte, specie nei periodi di festa, si aggiunge una grave defaillance dellaccoglienza primaria, la grande attrazione diventa un boomerang. E anche ieri a recepire le proteste ferme dei visitatori sono state le cortesi responsabili del book-shop del Museo, Marinella e la collega dai lunghi capelli scuri. «Purtroppo - racconta una di loro. - è anche capitato che qualche visitatore scortese ci abbia gettato in faccia questa piantina». In effetti, in nessun museo di tale portata si ammetterebbe la mancanza di un pieghevole veloce sulla disposizione delle opere in almeno quattro lingue; il lato sinistro della vicenda porta al sospetto che una tale carenza (addebitabile alla direzione, e soprattutto alle scelte strategiche di Electa e Mondadori) voglia indirizzare i turisti verso lacquisto dellelegante volumetto (quello sì, disponibile in inglese, francese, tedesco) del costo di 7 euro e 50. Sicché, visitare un Museo che ha quasi la metà delle sue sale chiuse, costerebbe in totale 13,50 euro. Pessimo record, perfino per Napoli.