Per alcuni è come creare un mega-parcheggio al centro del Colosseo; per altri è lunica possibilità per far respirare il cuore di Roma, anche al costo di rinunciare a qualche reperto archeologico. E giù polemiche. Ma ora si fanno i conti, economici e politici. Forse più i secondi, viste le infinite reazioni. Oggetto e causa: il parcheggio del Pincio, al centro della Capitale, sopra a piazza del Popolo e al celebre tridente composto da via del Corso, via del Babbuino e via di Ripetta. Qui, appunto, la giunta Veltroni aveva pensato a una struttura che potesse contenere tutte le auto dei residenti, oltre 700, in modo da riportare la zona allassetto del 1830, esattamente come è illustrato nellarchivio di Stato di Roma. Costo: 29 milioni di euro. Ma i soldi non sono il problema. Il centro della questione era e resta il possibile danno archeologico necessario per raggiungere lobiettivo. Con il centrodestra, e non solo, che ha sempre detto «no» e che pensava di poter tirare un sospiro di sollievo grazie allelezione di Alemanno. Così non è stato. Fino a ieri, quando una Commissione di saggi, nominata dallo stesso sindaco, ha reso noto che il parcheggio «rappresenta un motivo di allarme per la salvaguardia della qualità paesaggistica e storico-monumentale del sito», in particolare «lo svuotamento in profondità del colle e linserimento di un rilevantissimo volume di una nuova edificazione comporta la demolizione e la ricostruzione di unampia porzione, in pratica tutta larea centrale, del celebre piazzale panoramico, che verrebbe a ridefinirsi quale piano di copertura di una struttura funzionalmente e tecnologicamente assai complessa». Quindi, stop. Ma Alemanno, nonostante le promesse elettorali, ha preso tempo: «Valuteremo con attenzione la relazione della Commissione e anche la nota aggiuntiva del professor Giorgio Muratore (uno dei cinque, ndr): i documenti sono allesame dei nostri uffici tecnici e prenderemo una decisione definitiva entro la fine del mese». Comunque «dai risultati di questi lavori emerge una forte spinta a modificare il progetto, mentre su una eventuale revoca vanno valutati anche i costi economici». Ed ecco il fiato sul collo del sindaco. Sia da alcuni esponenti locali e nazionali del Pdl che vedono naturalizzarsi la possibilità di fermare la visione veltroniana della città; sia del gruppo di Italia Nostra (con i Ripa di Meana in prima fila pronti a protestare con Fabrizio Cicchitto) da tempo critici per il rischio di alterare lopera progettata dallarchitetto Valadier nel 1834. Tutti uniti per smentire anche il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro che nei giorni scorsi ha tranquillizzato tutti: «Posso già dire che ho parlato con il soprintendente archeologico, il quale mi ha confermato che i reperti non bloccheranno i lavori. Si tratta di evitare danneggiamenti della Domus di Lucullo venuta alla luce. Cambiare in itinere con un eventuale variante non rappresenta un problema insormontabile: è una cosa che si fa anche per opere più complesse». Niente di drammatico, sembra. In linea con il soprintendente allArcheologia, Angelo Bottini: «A oggi non cè impossibilità manifesta: la situazione, diciamo, è di possibilità condizionata». Per non parlare di Legambiente che con Mauro Veronese, responsabile del territorio urbano dellassociazione, ricorda come «quellopera è nata come un mezzo e non come un fine». Il fine, appunto, era la pedonalizzazione del centro storico. «Ed è per raggiungere quello che consideravamo un obiettivo superiore da un punto di vista ambientale che come Legambiente abbiamo detto sì al parcheggio». Sempre a patto di non trovarsi di fronte a ritrovamenti di importanza assoluta. Che saranno valutati. Mentre Alemanno sarà alle prese con un mese infuocato: il tempo, cioè, che si è dato per sciogliere la prognosi; per decidere chi e come scontentare. E trovare una soluzione alternativa. Così, Fabrizio Cicchitto e signora attenderanno con ansia il responso «preoccupati» di ricevere unaltra telefonata infuocata di Marina Ripa di Meana alla ricerca di un appoggio politico nel centrodestra per dare la linea al sindaco di Roma. La settima scorsa ci sono riusciti; il mese prossimo non si sa. Il progetto da 29 milioni di euro era nato per Alemanno aveva detto no, poi forse, poi sistemare le auto di una parte del centro: ha chiesto a una commissione di saggi, questa ha una storia di giravolte, di liti e di grandi interessi dato parere negativo e lui che fa? Prende tempo.
ROMA- Il mega-parcheggio sul Pincio ultimo psicodramma di Roma
Il progetto di parcheggio del Pincio a Roma è stato fermato a causa di polemiche sulla sua possibile distruzione di reperti archeologici. La giunta Veltroni aveva previsto un costo di 29 milioni di euro per costruire un parcheggio che potesse contenere 700 auto, ma i critici hanno sottolineato il rischio di danni alla qualità paesaggistica e storico-monumentale del sito. Una Commissione di saggi ha reso noto che il parcheggio rappresenta un motivo di allarme per la salvaguardia della qualità paesaggistica e storico-monumentale del sito. Il sindaco Alemanno ha deciso di valutare la relazione della Commissione e di prendere una decisione definitiva entro la fine del mese.
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