Anche il Paesaggio ha i suoi 10 comandamenti. Glieli ha scritti il Fai che ieri ha idealmente consegnato le «tavole» agli italiani. Invitandoli «a svegliarsi e difendere il patrimonio di cui siete depositari». Quel panorama unico dì Arte e Natura «sopravvissuto a ogni invasione barbarica e a due guerre mondiali, giunto quasi intatto agli anni Cinquanta e poi sgretolato dall'improvviso benessere», per dirla con Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Pondo per l'Ambiente creato nel 1975, 60.000 iscritti e 84 delegazioni regionali di volontari. IL DECALOGO Complesso monumentale del Santo Spirito in Sassia, dietro il Vaticano, I convegno nazionale della fondazione privata, titolo «Conservazione e Partecipazione», alla presenza del presidente Ciampi. Qui è stato dettato il decalogo per l'Ambiente. Sul frontespizio lo stralcio di una lettera del Petrarca a Cola di Rienzo: «Così a poco a poco non solo i monumenti ma le stesse rovine se ne vanno. Così si perdono testimonianze ingenti della grandezza dei padri e voi, tante migliaia di forti, voi taceste». Poi le dieci «proposte». Primo: riconoscere il valore dell'eredità culturale. Secondo: opporsi alla tirannia di un presente smemorato. Terzo: agire e progettare con responsabilità e rispetto. Quarto: individuare e rispettare nuove regole. Quinto: difendere la propria identità. Sesto: integrare il passato con il presente. Settimo: promuovere la partecipazione. Otta vo: promuovere la conoscenza del patrimonio. Nono: educare attraverso l'esperienza diretta (al gusto, all'armonia, alla Bellezza). Decimo: conservare, vivere, integrare. I comandamenti sono sul sito Internet del Fai www.fondoambiente.it. IL DIBATTITO Ricordata la frase dell'economista Keynes («Voi spegnereste sole e stelle perché non danno un dividendo»), respinto il condono edilizio («fa sembrare gli onesti degli imbecilli») e riadattato un paragone mitologico («Per ogni bruttura si usava sacrificare un bue a Giove, quanti ne occorreranno per il ponte sullo Stretto di Messina?»), il presidente Crespi ha invitato il ministro Giuliano Urbani a trasformarsi per l'Ambiente nel «principe azzurro di Biancaneve». E il titolare dei Beni culturali si è unito «all'utopia di far sì che il tesoro dell'Italia abbia 50 milioni di custodi». Per il vicepresidente del Senato Domenico Fisichella «lo Stato deve provvedere alla conservazione del patrimonio, il federalismo potrebbe favorire tendenze particolaristiche legate a logiche di profitto». Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, sottolinea che «prendersi cura della Cultura significa prenderci cura di noi stessi». CHE FARE Vittorio Sgarbi sostiene che «il tema autentico, al di là di un inutile nuovo codice, è la vendita di ciò che lo Stato non è in grado di conservare perché non ne ha i mezzi». Rileva il sociologo Domenico De Masi che «la nuova strategia dell'ambientalismo è progettare e proporre, non limitarsi a impedire. Abbiamo distrutto il Fuenti, ma ora non sappiamo che farci». Antonio Ricci, autore di Striscia la Notizia e testimonial del Fai, dice che «la tv non insegna niente, ma la Rai anziché dare spazio a maghe che parlano coi morti potrebbe spiegare ai telespettatori cos'è un'opera d'arte».