- MILANO OSPITI PREZIOSI e silenziosi, quasi sempre inamovibili. Appesi alle pareti, poggiati su un mobile, dimenticati in un angolo. Negli edifici pubblici (cè chi preferisce chiamarli palazzi istituzionali) alle opere darte è spesso assegnata una avvilente funzione: fare arredo, abbellire stanze più o meno nobili, dove, a seconda dei casi, si fa politica, si pratica la burocrazia o si amministra la giustizia. Un patrimonio notevole e non necessariamente minore, in parte proveniente dai depositi di musei statali o civici. Non è che le istituzioni riceventi siano sprovviste di quadri o sculture, tuttaltro, ma è nella tradizione - e nella necessità di dare visibilità a pezzi altrimenti destinati alloblio - che molte opere vadano a svernare negli uffici pubblici. PRENDIAMO il Palazzo di Giustizia: qui, nello studio del procuratore capo è ben sistemato un grande dipinto di Francesco Hayez, "Francesco Foscari destituito", graziosamente ceduto in affido - ricorda Luisa Arrigoni, in questi giorni facente funzioni di soprintendente appunto dalla Soprintendenza ai Beni artistici e storici di Brera. Ma se il furto del Favretto è avvenuto nel ben fornito Palazzo Isimbardi, vediamo qual è la consistenza del patrimonio artistico del principale palazzo amministrativo di Milano, Palazzo Marino. UN PATRIMONIO che attinge perlopiù dalla Civiche Raccolte darte del Castello e che, vedremo, predilige i paesaggi. A Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale, rimasto in questi giorni al suo posto di lavoro, scappa una simpatica battuta: «Almeno i quadri appesi nel mio ufficio sono al sicuro: li presidio io». Fra gli altri, il suo ufficio vanta un bel paesaggio di Mosè Bianchi. E altrove? Nellufficio del sindaco sono esposta tre vedute settecentesche di Tommaso Fasano, oltre a una "Madonnina con Bambino e San Giovannino" alla maniera di Bernardino Luini. Delicatissime, le anticamere: in quella di questo ufficio si trovano una copia da Velasquez di un ritratto di Filippo IV e un "SantAmbrogio a cavallo che sorpassa un guerriero caduto" di Giannino Castiglioni, mentre nel corrispondente spazio dellufficio del vicesindaco è esposto un altro paesaggio di Mosè Bianchi (una terza opera del maestro monzese è nellufficio del super consulente Paolo Glisenti). Nella Sala Gialla un dipinto di Eugenio Gignous, bel rappresentante dellOttocento lombardo, e un "Corso XXII Marzo" di Carlo Bisi. Nellufficio del segretario generale, un olio di Salvatore Blasco, "Casa rustica a Porta Ticinese". NELLA SALA delle Tempere è esposta una tela di anonimo romano, "Conversione di San Paolo". E sul tema, in autunno potrebbe arrivare da Roma, per essere esposto proprio in sede, un importantissimo quadro. Tornando a Palazzo Isimbardi, luogo del furto del Favretto, è noto delledificio lo smalto del patrimonio artistico. Citiamo: il suggestivo "Verso sera" di Leonardo Bazzaro, lInterno di Orsanmichele" di Luigi Bisi, magari la veduta "Dallo scoglio di Quarto" di Luigi Conconi o, anche qui, un paesaggio di Eugenio Gignous e un acceso "Oliveto" di Pompeo Mariani, un "Interno del Duomo di Milano" di Giovanni Migliara, un "Ponte di Porta I Vercellina" di scuola italiana, che illustra un episodio delle Cinque Giornate. CÈ ANCHE un allegrissimo "Marzo" di Eugenio Spreafico, scoppiettante di oche al pascolo, un "Mancante a scuola" di Eugenio Trezzini, che documenta come, anche a metà Ottocento (1868), i ragazzi milanesi amassero marinare i banchi per spassarsela in città (in questo caso, nella campagna ai piedi dellArco della Pace. Sul soffitto della Sala Giunta, infine, una grande tela del Tiepolo, acquistata nel 1954. Troppo grande, questopera, e soprattutto troppo... alta per poter essere rubata come un qualsiasi Favretto.
MILANO - Quei gran musei chiamati uffici pubblici
Il patrimonio artistico di Palazzo Marino a Milano è composto da opere d'arte provenienti dalla Civiche Raccolte d'arte del Castello. Le opere prediligono i paesaggi. Nell'edificio sono esposte opere di vari artisti, tra cui Mosè Bianchi, Tommaso Fasano, Giannino Castiglioni, Eugenio Gignous, Salvatore Blasco e Luigi Conconi. Alcune opere sono state acquistate nel corso degli anni, come la tela del Tiepolo acquistata nel 1954. Il patrimonio artistico del palazzo è notevole, ma spesso viene dimenticato o utilizzato per decorare gli uffici.
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