L'approvazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio è un passo importante verso una maggiore civiltà giurìdica e una maggiore tutela del Bel Paese. Come tale dovrebbe anche essere l'occasione per un leale confronto fra chi ha veramente a cuore le sorti del nostro patrimonio. Ma purtroppo sembra che la passione politica capovolga la realtà oggettiva. Alcune associazioni ambientaliste hanno sostenuto che le disposizioni del codice, stravolgendo il sistema vincolistico, diminuiscono la tutela e azzerano la «legge Galasso». È vero l'esatto contrario: la nuova disciplina rafforza la tutela e la rende più efficace. Il testo recepisce gli atti che costituiscono l'elaborazione più evoluta e i parametri fondamentali in materia di paesaggio: la Convenzione europea e l'Accordo congiunto stipulato fra Stato e Regioni nel 2001, cui hanno partecipato le stesse associazioni ambientaliste. Inoltre il Codice stabilisce che i beni paesaggistici sono parte del patrimonio culturale, mentre l'articolo 131 definisce che cosa è il paesaggio. Per la prima volta si riconoscono formalmente il paesaggio e i beni che ne fanno parte come beni culturali, dando piena attuazione dell'art. 9 della Costituzione. Tutte le norme della terza parte del codice, che regolano i vincoli dei beni e delle aree, la pianificazione paesaggistica e le autorizzazioni ai lavori su beni eo aree vincolate, sono ispirate a questo principio. Il Codice prevede l'obbligo di censire e catalogare i beni già vincolati e mantiene lapossibili-tà per il Ministero di imporre vincoli nel caso in cui le Regioni non provvedano. Viene anche introdotta la possibilità di estendere i vincoli già esistenti con norme specifiche di utilizzazione del territorio. Il Codice introduce una tutela che prescrive con precisione i limiti.degli interventi, contenuta nei piani paesaggistici elaborati in accordo tra Regioni e Ministero. Se l'accordo non viene raggiunto rimarrà comunque invariato il regime attuale. Per la prima volta viene indicato il contenuto minimo del piano paesaggistico, affinchè vengano finalmente redatti e approvati piani che contengano la disciplina dell'uso del territorio, della sua valorizzazione e della riqualificazione delle aree degradate. Viene così affermata la prevalenza dei piani paesaggistici su tutti gli altri strumenti di pianificazione del territorio, quali, ad esempio, i piani regolatori dei Comuni. E' errato, quindi, sostenere che il Codice abbia azzerato la legge Galasso. Il Codice ne è, invece, il logico completamento. Infatti era la stessa legge Galasso a prevedere che i piani paesistici dettassero la disciplina d'uso delle aree sottoposte a vincolo. Previsione spesso inattuata nella pianificazione regionale. La legge Galasso e il Testo unico prevedevano la possibilità per il Ministero di annullare le autorizzazioni paesaggistiche. Abbiamo preso atto che, dopo 18 anni di applicazione, l'istituto dell' annullamento ha dimostrato molti limiti perché: a) il controllo ministeriale è solo di legittimità non di merito, cosi come ha ritenuto la giurisprudenza amministrativa; b) è un controllo successivo che interviene solo dopo il rilascio dell'autorizzazione.; e) incide sulle aspettative dei proprietari e quindi determina un notevole contenzioso che vede il Ministero, purtroppo, spesso perdente; d) le opere vengono eseguite nonostante l'annullamento ministeriale. Il Codice, per rimediare a questi limiti, prevede che la richiesta di autorizzazione sia provvista della documentazione indispensabile per una reale valutazione del progetto; definisce il contenuto dell'autorizzazione e dei criteri di valutazione per il suo rilascio; introduce il parere preventivo obbligatorio e soprattutto di merito della Soprintendenza, condizionando la decisione della Regione o del Comune che dovranno motivare adeguatamente l'autorìzzazione soprattutto in caso di parere contrario; procrastina l'efficacia dell'autorizzazione a 20 giorni dalla sua emanazione; istituisce un albo presso i Comuni nei quali siano riportati gli estremi dette autorizzazioni rilasciate per dare modo a tutti di impugnarle prima che i lavori vengano iniziati; rafforza la tutela nella sede giurisdizionale, poiché il ricorso dovrà essere comunque deciso, anche in caso di rinuncia. Ai critici disattenti è inoltre sfuggito che il Codice esclude la cosiddetta «autorizzazione in sanatoria», rilasciata dopo l'esecuzione anche parziale dei lavori. Questo istituto aveva trovato conforto e consolidamento nella giurisprudenza, incoraggiando gli interventi abusivi. Con questo nuovo Codice, il primo dell' intera storia del Paese, abbiamo a disposizione uno strumento organico e sistematico di cui essere orgogliosi. L'importante sarà non perdere l'occasione.
Beni culturali, il nuovo codice aumenta i vincoli
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio è stato approvato e rappresenta un passo importante per la tutela del patrimonio italiano. L'articolo sostiene che il Codice non azzererà la legge Galasso, ma ne sarà il completamento logico. Il Codice rafforza la tutela dei beni paesaggistici e introduce nuove norme per la pianificazione paesaggistica e l'autorizzazione ai lavori su beni e aree vincolate. Il testo prevede l'obbligo di censire e catalogare i beni già vincolati, l'estensione dei vincoli con norme specifiche di utilizzazione del territorio e la definizione del contenuto dell'autorizzazione.
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