Sono salve le tempere su tela che adornano uno degli appartamenti a piano terra di Palazzo Albergati, un tempo residenza della marchesa Ginevra. Una ventina di tele incastonate nei muri dipinte da Serafino Brizzi (1684-1737), noto agli studiosi darte e poco al grande pubblico, riscoperte nel catalogo «Larte del '700 emiliano», mostra che si tenne al Civico nel 1979. Nessun problema ha creato lincendio a queste tele né allappartamento che le ospita, perché si trovano nellala destra del palazzo cinquecentesco rimasta intatta. Dal cortile di quella parte, si vede soltanto, guardando in su, il tetto distrutto della parte centrale del complesso. In quellala ci sono una decina di appartamenti, alcuni studi come quello del commercialista Piero Gnudi. Il proprietario dellappartamento più ricco di opere darte, il dottor Massimo Poppi, è in ferie e non è tornato a causa dellincendio dopo essere stato rassicurato di non aver subìto danni. Alcune di quelle tele, anni fa, vennero staccate dal muro e portate fuori per venire catalogate dalla Soprintendenza. Molte sono di forma ovale, ma una è grande quasi quanto la parete di una stanza. Su tutte, la più bella sembra essere un «Notturno con marina» (che della mostra sul Settecento divenne immagine di copertina), come sostiene lo storico dellarte Medardo Pellicciari, che il giorno dellincendio arrivò di corsa in taxi in via Saragozza per osservare gli eventi e ricorda «il caldo feroce, le travi bruciate che precipitavano nel cortile e le fiamme che lambivano il cornicione di pietra. Brizzi per fortuna è in unala non toccata dallincendio, è un grande autore settecentesco, che fu influenzato secondo la critica dal Pannini e da Marco Ricci». Nel catalogo critico della mostra, curato tra gli altri da Eugenio Riccomini e Anna Ottani Cavina, si ricorda «la facilità dellingegno, come pure gli atteggiamenti estemporanei di uomo di teatro» di Serafino Brizzi, «artista irregolare di non facile collocazione». Ebbe una importante carriera accademica, nel 1727 fu nominato condirettore dellAccademia Clementina, creata nel 1710 per la valorizzazione delle belle arti. Le tele di Palazzo Albergati, che costituiscono un vero e proprio ciclo, sono tra le sue cose più note, descritte dal trattatista Zanotti, nel 1766, «così varie, così piene di bei ritrovamenti e insomma fatte in guisa che se le lodassi quanto mi piacciono, mi stancherei pria che terminassi». Paesaggi, rovine, palazzi in una atmosfera arcadica. Le tele vengono collocate da un altro studioso, lo Zucchini, in due sale attigue, sei nella prima sala e diciotto nella seconda, queste ultime assegnate ad un allievo del Brizzi, Prospero Pesci. I curatori della mostra, però, sono propensi a ritenere che tutte le opere siano di unica concezione e quindi riconducibili a Brizzi. Un altro autore, Oretti, conferma queste tele e ne menziona altre nelle stanze del marchese Lodovico. In assenza dei proprietari, tutti in ferie, e nella mancanza di notizie provenienti dalla Soprintendenze, non si sa se ci sono ancora e chi ne sia il detentore.