PAESTUM - La strada della discordia costeggia Porta Sirena, versante orientale della cinta muraria attorno alla zona archeologica dellantica Poseidonia. Un vero casus belli, questi ottocento metri di veleni per lestate di Paestum. «Hanno creato "unautostrada" lungo le mura», protesta un gruppo di ambientalisti che fanno capo alla locale sezione di Legambiente, «alzando la quota del selciato. La cinta turrita è ridotta a un muretto». Incriminata la strada, e pure i parcheggi per 400 posti auto che si stanno costruendo fuori della cinta (adesso sono allinterno e gestiti dai privati). «Un obbrobrio», tuona Cristina Di Geronimo, preside. «Lelenco da documentare è piuttosto corposo. Non si fa in tempo a restare atterriti per unopera realizzata, che dopo qualche giorno te ne fanno trovare unaltra». Nel mirino cè lamministrazione comunale di Capaccio Paestum guidata da Pasquale Marino, a capo di una lista civica di centrosinistra, che aveva cinque milioni di euro da impiegare. Allombra delle mura della mitica città fondata dai Sibariti nel 600 a.C., si snodano le accuse: fondi europei gestiti male, spesi a casaccio, progetti sbagliati. Bacchettate, con il sostegno di pareri autorevoli - Gravagnuolo, Dorfles, Irace - anche sulla Soprintendenza diretta da Maria Luisa Nava, per non aver fermato «quegli orrori». Rodolfo Sabelli, architetto, capo dellufficio tecnico del Comune, ha firmato il progetto per il recupero delle strade di accesso alla città antica che nasce nellambito del Por Campania. «Polemiche immotivate», replica, «nessuno può negare che si sia fatta unopera di valorizzazione dellesistente. Quella era una strada degli anni Trenta, asfaltata dove scorrazzavano le automobili, adesso è per metà ciclabile e per metà pedonale. La strada per le auto labbiamo posta otto metri più in là, per allontanare il traffico. E non è asfaltata, ma battuta». «Sì, ma quel tek che fa sembrare il percorso pedonale una pista balneare? E lorribile guardrail di legno? E quella staccionata da alta montagna?», insistono i dissidenti, la spina nel fianco. Giuliana Tocco, soprintendente fino allanno scorso, ridimensiona: «Indubbiamente su certe cose, magari sulla finezza dellintervento, si poteva essere più accorti. La pedana di tek si può mitigare, è tutto molto reversibile. Interventi che si offrono alla discussione. Una strada col battuto, bianca e polverosa, è più una questione di gusto che altro». Ma attacca: «È niente a fronte di abusi reali che nessuno di loro ha mai ritenuto di segnalare. Parlo del caseificio Barlotti, davanti a Porta marina. Abbiamo fatto denunce per abusivismo, ordinato la sospensione di lavori, il Comune ha chiesto la demolizione dei manufatti ex novo, ma nulla è accaduto. E Legambiente e questi signori che si scandalizzano tanto per una strada battuta, perché non hanno detto nulla?». Pasquale Longo, presidente di Legambiente Paestum, spiega: «Tocco ci ha sempre riconosciuto che siamo un presidio di legalità. E noi pensiamo che sono stati fatti progetti appiccicati al territorio, senza ponderare bene e con il timore di scadenze da rispettare, astruserie di ogni genere. Con il risultato che è sotto gli occhi di tutti». A soffiare sul fuoco è anche il comitato cosiddetto degli "stazionati", che si sono battuti per il recupero della stazioncina ferroviaria, anche quella di fronte a Porta Marina. «Era abbandonata, spogliata. Poveri turisti. Dopo le nostre proteste», sottolinea Cristina Di Geronimo, «sono corsi ai ripari». Marina Cipriani, direttrice del museo degli Scavi, è qui dal 1998. Ha sempre lavorato sodo e continua a farlo nonostante le polemiche. Fa il conto dei finanziamenti ottenuti, circa 20 milioni, e degli importanti interventi realizzati. Ora è alle prese con un imponente restauro allinterno delle mura. Ancora più importante è stato quello dei tre templi dorici, sfruttando i fondi di sponda (europei) e quelli nazionali del Lotto. In tutto 9 miliardi di vecchie lire. Risorse sono state destinate al Museo narrante del santuario di Hera, e adesso alla sezione preistorica del museo, al cui allestimento lavora larchitetto Fabrizio Mangoni. «Mi pare un gioco al massacro. È ingiusto», dice Cipriani, «sono tutte grandi opere realizzate con fondi nazionali ed europei. Abbiamo restaurato 400 tombe lucane dipinte e realizzato nel deposito un sistema di stoccaggio con telai scorrevoli, che consentono di visionare tutte le lastre. E noi saremmo i cattivi, gli ignoranti che distruggono Paestum?». Ma intanto ha chiesto al Comune di rimuovere quel brutto guardrail.
CAMPANIA - Paestum, la strada della discordia
Il Comune di Capaccio Paestum ha realizzato una strada battuta per le auto, che attraversa la zona archeologica di Paestum. Un gruppo di ambientalisti, Legambiente, ha protestato contro la strada, affermando che è stata realizzata senza considerare le esigenze del territorio e che ha danneggiato la cinta muraria. Il Comune ha risposto che la strada è stata realizzata per valorizzare l'area e che è stata progettata per essere ciclabile e pedonale. Tuttavia, i dissidenti sostengono che la strada è stata realizzata in modo ingiusto e che il Comune non ha considerato le esigenze del territorio.
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