Carcasse di motorini abbandonate ai lati della strada. Fontane con acqua putrida o totalmente prosciugate. Statue coperte di graffiti. E bottiglie di birra o di plastica buttate ovunque. È il Pincio: uno dei luoghi più suggestivi di Roma - anzi del pianeta - una delle aree verdi di maggior pregio. È menzionato su tutte le guide del mondo, amato dai romani e ammirato dai turisti che se ne innamorano solo guardando le foto impresse sulle pagine dei depliant, ma la realtà è ben distante dalle immagini di repertorio. Regna il più totale degrado nel colle dal quale si può guardare tutta la città. È lincuria ad aver preso il sopravvento. Lungo la Salita del Pincio è impossibile fermarsi per una sosta sotto lombra di un albero: la panchina di marmo è rotta, spezzata in due. Il verde del prato è coperto da foglie secche che non sono mai state raccolte. Lerba è alta intorno ai gradini che portano dritti nel cuore del parco. Ciuffi rinsecchiti rigano le gambe dei passanti. E chi attraversa la salita è costretto allo slalom tra cartacce, bottiglie di birra buttate a terra, taniche di vino ormai vuote, sacchetti di plastica alcuni gonfi di immondizia e pacchetti di sigarette stropicciati. Tuttintorno è terriccio. Il panorama che si staglia davanti agli occhi è sciatto e non curato. Insomma: è unarea abbandonata a se stessa. Anche i marmi delle statue, un tempo bianchi, ora sono ricoperti di scritte, di frasi di fidanzati che incidono sul travertino il segno del loro amore. Lo smog ha avuto la meglio, lasciando chiazze opache. E nessuno le ripulisce da anni. «È uno scempio - protesta Gianni Piretto, da sempre frequentatore del parco - siamo nel centro di Roma e questa area è trattata come una discarica». E infatti a viale Gabriele DAnnunzio, la strada che da Trinità dei Monti porta a piazza del Popolo sono mesi che diversi motorini abbandonati giacciono a terra. «In principio, tre mesi fa, ce nera solo uno - dice Giovanni De Simone - poi sono diventati due e qualche giorno fa siamo arrivati a quota tre. Passano i camioncini dellAma ma nessuno viene a toglierli». Sempre in viale DAnnunzio, la bella fontana che lo adorna è diventata una pozzanghera. Lacqua è putrida, stagnante da tempo, piena di insetti e di rami spezzati. Non solo. Sul ciglio della strada sono accatastati i sacchetti dellimmondizia, altri sono pieni di calcinacci. Sono passati anni da quando lex sindaco Veltroni aveva fermato un abuso edilizio in via Trinità dei Monti, proprio sopra via Margutta. Ma in questo angolo di Roma è come se il tempo non fosse passato. Ci sono ancora le staccionate di legno che oscurano larea dei lavori. E dentro il vecchio cantiere cè anche chi ci dorme: un materasso, delle scarpe, barattoli di cibo vuoti ne sono la prova. Intorno ancora mattoni, muretti, lavandini, tubi e degrado. Proprio dove ogni giorno, tra romani e turisti, passano migliaia di persone.
ROMA - Pincio, gioiello rovinato dallincuria
Il Pincio, uno dei luoghi verdi più pregio di Roma, è in stato di degrado. La strada è coperta di carrosse di motorini abbandonati, fontane con acqua putrida o prosciugate, statue coperte di graffiti e bottiglie di plastica. La panchina di marmo è rotta, il verde del prato è coperto da foglie secche e le gambe dei passanti sono rigate da ciuffi rinsecchiti. Anche le statue sono coperte di scritte e le marmi sono opache a causa dello smog. Alcuni motorini sono stati abbandonati a viale Gabriele DAnnunzio, vicino a piazza del Popolo, e la fontana è diventata una pozzanghera.
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