Salvo eccezioni, sono rimaste fiabesche le gaffes di tanti nostri ministri della cultura. Trovarne uno che ammette di non capire potrebbe invitare al riso. Ma facciamo attenzione: sarebbe come emulare la servetta che deride Talete, che cade nel pozzo, perché guarda alle stelle. È legittima la pretesa di «capire» larte come se fosse un teorema? Quante volte ci capita la solfa uggiosa delle Madame Verdurin, che martellano: «Lei che è un esperto, ci spiega questopera incomprensibile?» Che lo stesso Leitmotiv dellinsulso, che di fronte a un Klee ripete: «Pure il mio nipotino saprebbe farlo meglio». Forse lerrore è di esigere che solo il Bello sia Arte, dogma che lAvanguardia ha distrutto, apportando alti benefici ma non pochi danni di dilettantismo autorizzato. Spiegare tutto non ha senso, come fanno tanti pseudo-critici. Ma è anche vero che ammettere: «questopera non ha nessun senso» può essere legittimo: un inizio di verità. Perché devo fingere entusiasmo per unopera che mi sembra non valere nulla, solo perché esiste un imperativo categorico ridicolo, che tutto quanto si dice Moderno sia moderno ed indiscutibile. Ammettere candidamente: a me questopera non comunica nulla, è già un principio di critica, di sincerità esplosiva. Un soprassalto di esigenza di valutazione onesta.