«Con il Veneto e Vicenza ho iniziato una collaborazione piena e promettente. Con la Regione ho istituito un tavolo tecnico» «Sì, esternavo le mie ansie, ma da qui a decidere di dimettermi...». Il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi non intende smentire, ma precisare qual è il suo pensiero, a cosa si riferiscono le sue preoccupazioni. «Ma dimettermi no...». Così, il giorno dopo, commenta il "caso" dei tagli alla Cultura. Come sempre gentile e disponibile, il Ministro (è a Merano per le vacanze) si presta a qualche domanda. Si legge sui giornali che al Ministero cè preoccupazione, e Lei non lo nasconde, per il futuro del cinema italiano e per lo spettacolo. Pare, tra laltro, che siano state azzerate te precedenti decisioni che assegnavano al Ministero da Lei diretto circa un miliardo di euro nellambito della programmazione europea. Di fronte a ciò, non si sente isolato e preoccupato? Non posso certo dire di non essere preoccupato, ma sono anche convinto che da un male può venire un bene. Intendo dire che i tagli che riguardano anche il mio ministero sono non solo necessari, ma possono anche essere utili per ripensare il ruolo dello Stato nel campo della cultura. Evero che le risorse per la cultura sono sempre state poche e insufficienti, ma è altrettanto vero chele poche risorse esistenti sono state spese male o addirittura non spese. Bisogna perciò cogliere loccasione della diminuzione delle spese per riformare il ministero, per renderlo più efficiente e, soprattutto, per qualificare le scelte. Io ad esempio intendo indirizzare tutte le risorse esistenti a favore di un piano nazionale per i musei e le aree archeologiche, favorendo anche la partecipazione dei privati alla valorizzazione e alla gestione dei beni culturali. A proposito dei beni e dette attività culturali, un primo tema da affrontare credo sia proprio quello di come e quando poter migliorare la capacità di spesa dette risorse disponibili da parte della Sua struttura ministeriale. Che ci dice, per esempio, di quelle somme stanziate e non ancora spese? Le somme stanziate e ancora non spese confermano per lappunto la necessità di superare un regime burocratico che rallenta ogni decisione. Che fine faranno le somme assegnate alle Soprintendenze? Allinizio di settembre ogni ministero presenterà le sue proposte di diminuzione delle spese sulla base delle tabelle approntate dal Ministero dell'economia. E affidata a ciascun ministero la scelta di come operare i tagli, secondo un criterio di flessibilità e di autonomia che rappresenta una giusta salvaguardia. Ogni ministero sa quali tagli si possono fare senza mettere a rischio alcuni servizi essenziali e senza pregiudicare alcune prestazioni di base. Per quanto riguarda il mio ministero, stiamo lavorando su una ipotesi di ridimensionamento proporzionale di tutti gli stanziamenti previsti per il restauro e la tutela del nostro patrimonio storico-artistico, facendo scivolare nel tempo il completamento definitivo dei lavori. Appalti di opere di restauro: non crede esistano norme troppo complesse e farraginose che provocano lungaggini? Mi sono impegnato di fronte al governo affinché il ministero dei beni delle attività culturali non diventi un ministero che frena lo sviluppo del nostro Paese. A questo scopo ho proposto la nomina di un commissario straordinario del governo per velocizzare la realizzazione delle linee metropolitane di Roma e di Napoli. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra le ragioni della tutela del nostro patrimonio storico e quelle dello sviluppo e della modernizzazione dellItalia. Qual è il suo pensiero sulla privatizzazione del nostro patrimonio? Il nostro patrimonio storico non può essere privatizzato, almeno quello che forma la nostra identità e rappresenta la nostra memoria, ma la sua gestione può tranquillamente essere affidata a forme di gestione autonoma. A proposito di autonomia, che tipo di rapporto vuole instaurare con le Regioni e gli enti locali? Un rapporto di cooperazione, di collaborazione e di fiducia. Io non temo lautonomia degli enti locali perché so che le forme più alte della nostra storia e dellarte italiana nascono dallautonomia municipale e non dal centralismo, in sostanza dalla libertà. Cosa possono significare i beni e te attività culturali per leconomia del nostro Paese? I beni culturali sono il nostro petrolio, come si dice comunemente. Ma un petrolio che non estraiamo neppure, perché da solo potrebbe costituire uno strumento di sviluppo economico e turistico straordinario. Che tipo di attenzione darà al Veneto e a Vicenza, anche in vista dellormai prossimo quinto centenario palladiano? Con il Veneto ho iniziato una collaborazione piena e promettente. Recentemente ho incontrato il Sindaco di Verona con il quale abbiamo messo al centro della nostra collaborazione alcune questioni importanti per Verona: dalla realizzazione dei parcheggi allallungamento della stagione dellArena e alla mostra dei presepi. Con la Regione Veneto abbiamo istituito un tavolo tecnico che porterà alla firma di un protocollo dintesa che sarà firmato proprio a Vicenza con il mio amico Galan, se non sbaglio il prossimo 19 settembre. Ricordo inoltre che il capo della segreteria del ministero è Enrico Huilwek, già sindaco di Vicenza: una persona che mi sta aiutando moltissimo per la sua preparazione e rigore morale. Qual è, signor Ministro, la sua grande scommessa? Sicuramente il piano nazionale dei musei e delle aree archeologiche. Per la prima volta punteremo tutte le risorse su un investimento strategico per il nostro Paese. A questo fine, istituirò entro la fine dellanno una nuova direzione generale per i Musei chiamando a dirigerla una personalità di grandi qualità culturali e organizzative. Per le aree archeologiche, la professoressa Ghedini sta predisponendo un piano che sarà sottoposto alla società Arcus per il finanziamento.