«Una finanziaria rivoluzionaria». Di nome e di fatto. Non poteva essere più appropriato il commento del premier Berlusconi sulla manovra economica voluta da Tremonti e approvata qualche giorno fa a Palazzo Chigi. Per quel che concerne il settore cultura, con un taglio senza precedenti di un miliardo e 276 milioni di euro nel prossimo triennio, effettivamente il ministro dell'Economia si è spinto laddove nessuno dei suoi predecessori era mai arrivato, e la direzione intrapresa verso «i tagli alle spese e agli enti inutili» rischia seriamente di mettere in ginocchio un già traballante e umiliato sistema cultura. I numeri parlano chiaro: 355, 369 e 552 milioni di euro in meno spalmati, rispettivamente, per gli anni 2009, 2010 e 2011. Un dato allarmante che ha fatto saltare subito dalla sedia la Uil del Ministero dei Beni Culturali che dal loro sito internet (www.uilbae.com) hanno lanciato l'appello "Salviamo l'Italia", visto che di vera e propria sopravvivenza si tratta. E non sono gli unici. Alle flebili reprimende da parte del titolare del leso ministero, il forzista Sandro Bondi, verso il suo collega dell'Economia, si sono aggiunte ieri le preoccupazioni sui futuri scenari delineati sulle pagine di Repubblica da Salvatore Settis. Di fronte a una ritirata strategica dello Stato in materia di tutela, conservazione, sviluppo e gestione del patrimonio artistico italiano, chi interverrà in suo soccorso? Le amministrazioni locali? I privati? La partecipazione mista? Interrogativi destinati con ogni probabilità a essere lasciati senza risposta. Al momento si può solo prendere atto dei numeri che, per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico, sono viziati in partenza da un paradosso: se la riforma del Codice Rutelli-Settis - voluta dal governo Prodi ed entrata in vigore tre giorni prima della sua caduta - assegnava nuovi e più impegnativi compiti nella difesa del paesaggio, ora vengono a mancare le risorse per attuare l'auspicato potenziamento. Il taglio di Tremonti al settore corrisponde infatti a un terzo della decurtazione totale (poco più di 500milioni di euro), con serie ripercussioni sulle attività delle Soprintendenze e una brusca frenata al capitolo "turismo culturale", potenzialmente in grado, per merito del suo indotto, di apportare numeri in positivo al bilancio economico del paese. Spazzati via ii un sol colpo i 45 milioni stanziati dall'ex ministro Rutelli per l'abbattimento degli ecomostri, a rischio chiusura eo riduzione di attività molti musei e aree archeologiche. E non finisce qua: cospicui tagli per l'acquisto di beni e servizi (e va da sé, per il mantenimento del personale), saltano gran parte delle spese destinate ai carabinièri per la tutela del patrimonio (nei prossimi tre anni lunga vita ai tombaroli e ai ladri d'arte), al fondo per l'attuazione di accordi (lo stesso Codice Settis-Rutelu, dunque), agli interventi di restauro, dei documenti deteriorati di notevole interesse storico, alle,spèse perii funzionamento e gestione del servizio bibliotecario e dell'istituto Centrale per il catalogo (capitolo a parte merita invece il taglio che interessa alcune biblioteche, tra cui quella Centrale Vittorio di Roma), il fondo finalizzato all'assegnazione di contributi per la promozione del libro. La mannaia si è abbattuta impietosa anche sul Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus), con una riduzione in tre anni di circa 200milioni. Il fondo per le attività musicali si riduce inizialmente di 15,2 milioni per poi arrivare a 29,8 nel 2011, le attività teatrali di prosa passeranno da 17,7 a 34,6 milioni in meno, riduzioni previste anche per le attività di danza classica e i contributi erogati direttamente a enti lirici quali il Teatro dell'Opera e l'Accademia di Santa Cecilia di Roma, il Massimo di Palermo, il Carlo Felice di Genova e la Scala di Milano. Senza dimenticare i contributi previsti per associazioni, istituti e fondazioni che operano sul territorio e non solo (vedi la Scuola Archeologica di Atene). Per i prossimi tre anni dunque non si tratta di tirare la cinghia, ma di sopravvivere alla temuta e realistica deriva avviata dal nuovo Governo. Che non solo manca di valorizzare il potenziale culturale del paese, ma ne azzera completamente il suo valore di bene indispensabile per tutti.
Cultura addio, tagli per oltre 1 miliardo. La manovra estiva compromette gravemente patrimonio artistico e Fondo unico per lo spettacolo
Il governo italiano ha approvato una manovra economica che prevede tagli significativi nel settore cultura, con un impatto negativo sulla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. Il ministro dell'Economia, Tremonti, ha tagliato di 1,276 miliardi di euro nel prossimo triennio, con un terzo di questo importo destinato alle spese culturali. I tagli includono la riduzione dei fondi per l'acquisto di beni e servizi, la chiusura di musei e aree archeologiche, la riduzione del personale e la mancanza di risorse per la tutela del patrimonio.
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