Avvertenza: mai derubricare a «quisquilia» una lite salottiera. È bastato infatti il resoconto di una cena a casa di Guia e Ricky Suspisio - rimbalzato dal Corriere della sera al sito Dagospia - per aprire una faida trasversale che sembra non voler lasciare indenne proprio nessuno. Né il centrodestra di governo né il centrosinistra d'opposizione. Oggetto del contendere: la costruzione di un parcheggio di 726 posti sulla terrazza del Pincio, messo in cantiere dalla vecchia amministrazione comunale di Roma. Quella guidata da Veltroni, tanto per capirci. Riassunto delle puntate precedenti: circa due settimane fa, a casa Suspisio, si ritrovano Lella e Fausto Bertinotti, Fabrizio Cicchitto e signora, il costruttore Cerasi e consorte, Sandra Verusio e, last but not least, Marina Ripa di Meana. Tutti a cena amorevolmente finché dal bouquet di argomenti della Ripa di Meana spunta fuori il parcheggio della discordia, che Cerasi sta realizzando su mandato della vecchia giunta Veltroni. Basta un attimo e una chiacchierata da salotto si trasforma in uno show. Per la precisione, ne The Pincio horror parking show. Ripa di Meana attacca Cerasi: «Perché insistere a distruggere il Pincio? Anche se non si fa il parcheggio, sarete rimborsati del 30 per cento». Cerasi attacca Ripa di Meana: «Lei si occupi della sua sfera frivola». Ripa di Meana riattacca Cerasi: «State commettendo un crimine contro l'umanità». Sandra Verusio, che si schiera col costruttore, chiede alla padrona di casa di allontanare Ripa di Meana: «Cacciala». Partita chiusa? Neanche per sogno. Perché Fabrizio Cicchitto, la cui consorte aveva difeso le ragioni anti-parking della Ripa di Meana, va all'attacco a dieci giorni dalla cena. E si schiera con i custodi dell'ortodossia della tutela «del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione». «In questa vicenda del Pincio non posso fare a meno di dare ragione a Italia nostra. Sono passato dal Pincio e ho potuto vedere la "gruviera" che si prepara», mette a verbale il capogruppo del Pdl alla Camera. Beccandosi, paradossalmente, l'altolà di un suo collega di partito: il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro. Che gli manda a dire via agenzia: «Torno a invitare Cicchitto a dimostrare più rigore e maggiore cautela sulla vicenda del Pincio». E ancora: «L'amico Cicchitto è tenace ma io sarò con lui più pertinace, rivolgendogli alcune semplici domande: ha letto tutte le carte che sono alla base del progetto del Pincio?». Dentro i forzisti romani parte il frullatore dei veleni, tra chi dice che «Cicchitto non sa di cosa parla» e chi maliziosamente pensa a quanto sia strano «che Giro, noto fustigatore del Modello Roma, sul Pincio stia dalla parte di Veltroni». Morale? Dicono che ieri il computer di Cicchitto a Montecitorio sia stato invaso da memoranda di Italia nostra. Che, sfruttando l'endorsement antiparking del capogruppo pidiellino, sta per lanciare una racconta di firme contro il gruviera sulla terrazza Valadier. Messa così sembra che la faida sia solo a destra. E invece basta contattare l'urbanista (di sinistra) Paolo Berdini per capire l'aria che tira anche da quelle parti. Berdini tira fuori una vecchia petizione contro il parcheggio indirizzata a Veltroni. «L'amministrazione comunale di Roma - si legge nel testo, datato 2007 - sfruttando la mancanza di alberature, vorrebbe iniziare a scavare la collina per ricavarne sette piani di parcheggi per un numero complessivo di 726 posti auto. (...) Uno dei luoghi storici più belli del mondo sta dunque per essere manomesso e deturpato per sempre». In calce all'appello spuntano - tra le altre - le firme di Salvatore Settis e Giuseppe Cederna, Vezio De Lucia e Piero Craveri, Grazia Francescato e Deside-ria Pasolini Dall'Onda, Fulco Pratesi e Alberto Asor Rosa. La confusione è totale, nel palcoscenico in cui va in scena The Pincio horror parking show. Da un lato Cicchitto, in compagnia di Marina Ripa di Meana, Asor Rosa e Settis. Dall'altro Veltroni, in compagnia di Giro e Verusio. Umberto Croppi, assessore alla Cultura della nuova giunta Alemanno, spiega che «il Comune ha incaricato un panel di esperti per capirne di più: dal risultato delle loro analisi, che arriverà a settembre, dipenderanno le sorti del parcheggio». Tanto è intricata la matassa che Lella Bertinotti, presente alla cena dello scandalo, preferisce chiamarsi fuori: «No, guardi...proprio no, in questo dibattito non voglio entrare. Non ho gli elementi per valutare e poi non credo che tutti stiano aspettando la mia opinione». Aspetto, quest'ultimo, su cui tanto gli esponenti del partito pro-parking quanto i loro agguerritissimi nemici potrebbero dissentire. Forse.