Ad Aosta la collezione raccolta negli anni da Bardini Aosta, la Augusta Praetoria Salassorum dei Romani, ospita, divisa tra le imponenti strutture del Criptoportico romano e le sale del Museo archeologico regionale, una mostra sofisticata e complessa (Augusta Fragmenta, mostra e catalogo Electa a cura di Mario Scalini, aperta fino al 28 ottobre). Costruita con materiale proveniente nella sua totalità dai musei fiorentini, la mostra ruota essenzialmente intorno a oggetti della collezione Bardini, limmensa ed eclettica raccolta di antichità romane, pitture gotiche e rinascimentali, rifacimenti e restauri, che lantiquario Stefano Bardini aveva ammassato nella sua casa-museo fiorentina. Bardini era un personaggio tipico di quel mondo un po pioneristico e molto truffaldino che, una volta compiuta lunità del paese, si lanciò senza eccessivi scrupoli nel saccheggio e nel commercio del patrimonio artistico italiano. Ma nel costruire la propria fortuna, Bardini portò alla luce e mise in salvo migliaia di opere darte, le cui copie erano spesso quelle che, nel massimo segreto, prendevano la strada delle grandi collezioni doltreoceano. Il recente recupero e restauro di parte della sterminata e variegata raccolta permette di ricostruire una panoramica sul come larte antica, in ogni sua forma e materiale, sia sopravvissuta e abbia influenzato architetti e scultori durante tutto il Medioevo, fino al momento del recupero cosciente e della ricostruzione colta e filologica tipica del tardo Rinascimento e del Manierismo. Nella sua esauriente introduzione alla mostra, Mario Scalini sottolinea il fatto che sin dallepoca carolingia, la cesura con lantichità non fu mai percepita. Pezzi di spoglio venivano riutilizzati e reinterpretati, con molta libertà, dato che quello che si era perso non era la sensibilità alla bellezza intrinseca del reperto, bensì la coscienza del suo significato originale. Ma nel corso della storia tutto, o quasi tutto, era sempre stato riutilizzato, modificato e rivisto, come testimonia il grande ritratto di imperatore, in nudità eroica e incoronato di quercia, che, come il recente restauro mette in evidenza, ha acquisito nuovi lineamenti e posizioni, perso e ritrovato corone, frange, riccioli, drappeggi e accessori a seconda del momento storico-politico e della fantasia dei restauratori. Un esempio affascinante e brillante del millenario sistema antiquariale a cui vennero sottoposti quei reperti, considerati minori, che lantichità ci ha tramandato.