Il settore delle costruzioni è in crisi: di attività e, per fortuna, di prezzi. Dagli ultimi dati nei primi sei mesi del 2008 i prezzi delle abitazioni sono scesi del 3-5. Ma dovranno scendere ancora: i prezzi delle case negli ultimi anni si sono gonfiati enormemente e ora la bolla speculativa è scoppiata, si stanno ridimensionando. Non va meglio per i costruttori che avevano intensificato l'attività sperando in una domanda che sembrava irresistibile. Ora si ritrovano con un patrimonio immobiliare spesso da terminare che non ha acquirenti. Basta girare per le periferie romane (oltre il raccordo anulare) per vedere gru ferme e scheletri di palazzi non terminati. Ovviamente ancora peggio va per gli sfrattati che, in particolare nelle grandi città dove l'emergenza abitativa è enorme, non trovano un alloggio visti i prezzi ancora mostruosi degli affitti e la caduta dei redditi, complice l'inflazione. Che fare? Il governo Prodi aveva cercato di fronteggiare l'emergenza abitativa stanziando 550 milioni di euro da destinare soprattutto alle esigenze degli sfrattati. Ma è durato poco: con la manovra economica approvata due giorni fa il ministro Tremonti ha preso i soldi di Prodi (ma non lo dice) e ha deciso di utilizzarli per un grandioso piano di «social housing», parola tanto amata da Alemanno e dalla destra sociale. Non è una parolaccia, anche se sarebbe stato preferibile utilizzare l'italianissima definizione «edilizia popolare». Che, però, nell'accezione nostrana, significa quasi sempre edilizia schifosa, case che appena costruite cascano a pezzi (visti i materiali utilizzati) senza manutenzione. Con magnanimità Tremonti ha promesso che entro il 2009 saranno costruiti 20 mila nuovi alloggi. Non dategli retta: i 20 mila alloggi sono quasi tutti già costruiti. L'obiettivo della manovra è di trovare in tempi brevi un acquirente per lo stock di invenduto. In questo modo saranno risolti i problemi finanziari dei costruttori nostrani. Ad acquistare sarà lo stato per i cittadini. Questo significa che il piano case toglierà le castagne dal fuoco a parecchi palazzinari e immobiliaristi. Non c'è da scandalizzarsi del salvataggio. Soprattutto se il prezzo sarà equo e la qualità delle case buona. Certo, il governo ha promesso che le case acquisite dallo stato saranno messe a disposizione di chi ne ha bisogno. Anche agli immigrati che risiedono da almeno 10 anni in Italia con regolare permesso. Una botta di democrazia che nasconde un particolare non da poco: le case non saranno date in affitto, ma saranno vendute con l'intermediazione della cassa Depositi e prestiti che concederà i mutui. Resta un problema non piccolo: che succede se una famiglia (e sono tante) non è in grado di acquistare la casa e di pagare un mutuo? E perché lo stesso Tremonti ha fatto sparire 280 milioni di dotazione per alloggi a canone sostenibile? In tutto l'occidente (ha ragione il Sunia) quando si parla di «social housing» si intende soprattutto edilizia destinata agli affitti. Ma il ministro dell'economia non la intende così. Ma c'è di più: nei centri urbani delle grandi città si vedono spesso edifici con portoni e finestre murate. Edifici e quartieri che necessitano di un recupero. È un enorme patrimonio edilizio, spesso di proprietà pubblica, che non ha alcun valore d'uso, in quanto senza investimenti non può essere riqualificato e riaffidato ai vecchi o ai nuovi inquilini. Fino a poche settimane fa sembrava che Berlusconi fosse intenzionato alla riqualificazione, sostenuta anche da una parte dell'Ance. Ora con il suo ministro dell'economia ha cambiato idea: i degradati edifici dei centri storici torneranno a «splendere» ma dovranno avere oltre a un valore d'uso anche uno di scambio.Cioè dovranno diventare merce per i benestanti, mentre tutti gli altri (o almeno chi è in grado di pagare un mutuo) dovranno accomodarsi fuori dei centri storici, oltre i raccordi anulari. E chi non ha soldi, potrà come sempre accomodarsi sotto un ponte o in vecchie automobili.